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Mille candeline per san Bernardo

Un santo molto caro alle genti di montagna, anche in valle Anzasca

Inosservato rischia di passare il millesimo compleanno del patrono degli alpinisti, san Bernardo d’Aosta. Tale lo volle nel 1923 il papa alpinista, Pio XI, che venne ben tre volte in Valle Anzasca per scalare il Monte Rosa. Un convegno tenutosi in val Formazza nel 2017 ne ha rispolverato la memoria, permettendoci di conoscere questo prelato valdostano nato proprio nel 1020.

Imparentato con i Savoia e con gli imperatori tedeschi, dopo aver abbracciato la carriera ecclesiastica ed essere diventato arcidiacono di Aosta, si ritira a vita eremitica sulle montagne. Dalla sua preghiera e dall’osservazione delle difficoltà della montagna nascerà un’idea rivoluzionaria: quella di costruire sui valichi più impervi degli ospizi dove poter assistere i pellegrini e i viandanti.
Il primo passo è lo snodo importantissimo del Monte Giove, tra Val d’Aosta e Vallese, oggi chiamato appunto Gran San Bernardo, fondato tra 1060 e 1070; poi vennero il Piccolo San Bernardo e il Sempione. Per vegliare su questi luoghi radunò attorno a sé dei religiosi che ne condividevano lo spirito e la missione, i Canonici di San Bernardo, ancora attivi sulle nostre Alpi, coadiuvati dai fedelissimi cani che dal santo prendono il nome. Dopo aver incontrato Enrico IV, allora in lotta contro il papa Gregorio VII, si fermò a Novara, dove morì il 15 giugno 1081. Le sue reliquie sono custodite nel duomo di Novara.
Nella nostra valle molti sono i ricordi di questo santo. Il più famoso è anche il più recente: la fiera di San Bernardo, che si tiene all’inizio di luglio a Macugnaga, per ricordare l’antica fiera medievale, che tuttavia non era legata al santo. L’evento è nato per la volontà dei macugnaghesi nel 1987, riscuotendo sempre un grande successo. A Macugnaga san Bernardo però era già venerato, dato che era presente un affresco nella Chiesa
Vecchia, e in occasione della proclamazione del santo a patrono degli alpinisti il parroco don Pietro Rigorini volle dedicare a lui la cappella che un tempo accoglieva il fonte battesimale, sempre nella Chiesa Vecchia. Gli arredi di questa cappella furono donati da papa Pio XI che conservava un bel ricordo delle sue visite nella Valle Anzasca.
Scendendo di quota bisogna arrivare nella Val Baranca per incontrare nuove testimonianze di culto a san Bernardo. L’alpeggio di Soi infatti ospita un oratorio terminato nel 1652, ma una cappella esisteva già cinquant’anni prima, dedicato al santo alpino. Nel pregevole altare una tela rappresenta la Madonna tra san Carlo e san Bernardo, e alcuni affreschi raccontano episodi della vita del santo. Gli alpini di Bannio, che quest’anno festeggiano i cento anni del gruppo, da diverso tempo hanno scelto Soi come sede della loro festa annuale, vissuta sempre con grande allegria e con una bella partecipazione degli amici del gruppo e dei villeggianti, che nelle prime domeniche di settembre ormai vanno a concludere in bellezza la stagione estiva.
Ma anche Anzino già da epoca antichissima ricorda san Bernardo, che è titolare della parrocchia, pur oscurato da sant’Antonio di Padova. Racconta Enrico Rizzi, che già in antico l’oratorio della frazione ricordava san Bernardo, non tanto per le montagne, ma perché invocato contro le cavallette. L’invasione di questi insetti era una vera piaga: mangiando raccolti e foraggi erano preludio di carestia e fame. La vita del santo narra di come promise la liberazione dalle cavallette a quanti la invocavano, raccomandando di offrire a Dio un sesto di quanto seminavano. Nella chiesa lo ricordano un simpatico affresco sopra il portone principale e una
scenografica statua lignea dorata, che faceva parte dell’antico altar maggiore. Oggi viene festeggiato con sant’Antonio nella domenica successiva al 13 giugno.
Ma rimane un ultimo luogo in cui si conserva la memoria di questo santo: l’oratorio di Miggianella, sull’antica Stra Granda, poco prima di Castiglione. Era questa chiesetta che segnava la frontiera della valle Anzasca, ed era fino alla fine del cinquecento dedicato proprio a san Bernardo. Andato poi in rovina fu riedificato qualche anno dopo e dedicato a san Carlo, allora tra i santi appena proclamati e protettore dalla peste. Gli affreschi seicenteschi dell’interno lo ricordano con i loro colori vivaci.
Ma come riconoscere il santo che quest’anno festeggiamo? L’iconografia, cioè le caratteristiche con cui un santo è rappresentato, è molto chiara: un uomo di mezza età, in abito ecclesiastico nero con sopra una cotta bianca e una stola che pende dalla spalla sinistra al fianco destro. Ma ciò che è più caratteristico è che san Bernardo tiene al guinzaglio un diavoletto, a volte sotto forma di drago. Infatti avrebbe imprigionato i demoni che infestavano le cime dei monti, antico ricordo dei culti pagani che si effettuavano nei valichi più importanti. 
Purtroppo non c’è stato modo di organizzare qualche bella manifestazione in ricordo di questo santo, così importante nelle nostre montagne, ma chi sa se nell’autunno o nella primavera del prossimo anno non ci potrà essere qualche occasione per festeggiarlo mentre spegne le sue mille candeline.

Farmacia di vanzone

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