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I cantinitt di Megolo

Ricordi e tradizioni dei “villaggi senza sole

Megolo è una frazione di Pieve Vergonte che presenta parecchie curiosità, a partire dal fatto di essere suddivisa in tre “sotto frazioni”: Megolo Cima, Megolo Mezzo e Megolo Fondo. Da tempo immemorabile è parrocchia autonoma, intitolata a San Lorenzo, e fino a qualche decennio fa contava su un parroco titolare residente nella canonica: passò poi alle cronache perché, in mancanza del sacerdote, suor Irma Bettegazzi del locale asilo fu nominata “suora parroco”.

Il Patrono della parrocchia, San Lorenzo, secondo quanto riferisce il martirologio, fu arso vivo a Roma ai tempi dell’imperatore Valeriano durante la persecuzione del 257-258.
Secondo la leggenda megolese, il fuoco sarebbe stato alimentato con ginestre, per cui sulle montagne del luogo non cresceranno mai le ginestre! Megolo, situata sotto montagna, resta senza
sole per parecchi mesi nel periodo invernale e un’altra leggenda del luogo si occupa della questione. In un tempo immemorabile la parrocchia era retta dal Preu Spadun, un sacerdote alquanto stravagante che propose una soluzione per il problema della mancanza di sole in inverno: progettò e propose di abbattere le montagne che chiudono la valle, i turi, permettendo ai raggi solari di riscaldare il paese anche nel periodo invernale. I parrocchiani non diedero seguito al progetto dell’estroso Preu Spadun e così Megolo è destinata a restare per sempre priva di sole nel periodo invernale! C’è però un altro aspetto di Megolo, forse ricordato da tanta gente, che fu efficacemente descritto nel bel volumetto “Invito all’Ossola” di Edgardo Ferrari, Carlo Pessina, Francesco Zoppis, pubblicato nel 1975 in occasione dell’apprezzata e indimenticabile, per chi c’era, “Terza Esposizione Italo-Svizzera”. “Una caratteristica località di Megolo – vi si legge – è quella chiamata dei cantinitt: sono piccoli fabbricati generalmente unicellulari, semisepolti in un terreno composto di grandi ruine sassose e di humus che l’acqua e il vento hanno formato con il trasporto
di materiale vegetale negli interstizi fra le pietre. Grandi castagni ombreggiano i cantinitt che, come dice il nome, non sono altro che piccole cantine costruite per la conservazione dei prodotti della stalla e della terra: formaggi, salumi, vinello del luogo. In agosto, celebrazioni bacchiche”.
In località Megolo Fondo, a ridosso della montagna, si trova una serie di vecchie costruzioni, basse, con il tetto in piode: a prestar fede ad alcune incisioni sulle architravi risalirebbero al 1700. Presentano la tipica volta a botte, interamente in sasso e all’interno offrono una temperatura gradevolmente fresca. Come dice il nome, erano piccole cantine, utilizzate dagli abitanti per custodire vino, formaggi, salumi. Nel mese di agosto rivivevano in occasione della festa patronale di San Lorenzo: nelle calde serate del periodo del solleone, nelle suggestive notti delle “stelle cadenti”, tutta la zona si animava.

I Cantinitt di Megolo

Un’orchestrina intonava i motivi tradizionali che accompagnavano il ballo, un tempo su terra battuta e poi su una semplice balera di cemento. Sotto i castagni si espandeva l’invitante e irresistibile profumo delle costine, cotte sulla grande griglia, innaffiate dalla “sau”, il prelibato condimento di olio e spezie di cui si conservava tenacemente il segreto: arrivavano sulle tavole accompagnate dal vino conservato nelle fresche cantine, con il nustran e i salumi e, fino a tarda notte, gli avventori trascorrevano le ore d’estate seduti sulle panchine in sasso, attorno ai tavoli anch’essi in sasso, godendosi la fresca brezza che scendeva dalla montagna tra i rami dei castagni. Il tempo trascorre inesorabile e, da qualche decennio, i cantinitt non vedono più il loro rifiorire per San Lorenzo, andando sempre più verso l’oblio: le erbacce e i rovi stanno invadendo tutta l’area, i tetti in piode cominciano a presentare dissesti e cedimenti e un altro angolo caratteristico della vecchia Pieve sta scomparendo. Si parla, ogni tanto, di riattivare la caratteristica festa ma, forse, è solo un bel sogno che, come tutti i sogni, svanisce all’alba.

I Cantinitt di Megolo

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