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Gita senza meta

Sto scendendo per un sentiero della Valle Anzasca, all’ombra del Monte Rosa. Ho appena visitato il Lago Secco e mi sono incantata a vedere i resti del Buord, l’antico villaggio che fu insediamento Walser, prima che fosse fondata Macugnaga. Incpntro una comitiva di una trentina di ragazzi, fra i dodici e i quindici anni, guidati da un capo, che in fila indiana risalgono il ripido pendio del bosco.

In alto una palina indica destinazioni diverse, altrettanto belle: l’Alpe Bletza e la Val Quarazza, il Rosareccio e la Zamboni. Mi fermo al margine della traccia, per dare precedenza a chi sale. Alcuni giovanissimi cantano, altri parlano tra loro, altri sbuffano. Un simpatico biondino, con la faccia arrossata dallo sforzo, con un filo di voce mi chiede: “Signora, manca ancora molto?” Gli dico: “Dipende. Dove state andando?” La risposta mi lascia di sale: “Non lo so”. “Come non lo sai?” riprendo. Lui mi guarda senza capire la mia meraviglia: “Seguo il mio capo: lui ha scelto il posto”. “E tu non sai dove vai?” incalzo. Il suo “No” è la risposta per lui più ovvia, per me la più sconcertante.
Torno indietro ai tempi ormai lontani della mia adolescenza: anch’io partecipavo alle gite in montagna del CAI di Firenze, ma prima di partire per ogni uscita studiavo bene il percorso, lo leggevo sulla cartina, in modo da non essere impreparata, qualunque cosa fosse successa. Oggi evidentemente non è più così. Il mio pensiero va ai genitori e ai docenti di quel ragazzino, vittima di una educazione sbagliata. Gli hanno detto: “Segui il capo e i tuoi compagni” e lui esegue. Prevale la “filosofia della pecora”, ossia seguire chi guida senza preoccuparsi un minimo della propria autonomia. Certo è più comodo non pensare. in buon toscano si direbbe: “Salire in un sacco e scendere in una sporta”, senza capire niente del percorso. Questa filosofia da lungo tempo è stata abbracciata dalla scuola italiana, a suon di riforme volute per rendere acritiche e più facilmente
strumentalizzabili le persone.
Paghiamo quegli errori e li pagheremo per anni, finché non torneremo ad una scuola e ad un tipo di educazione il cui scopo sia formare cittadini e cittadine capaci di ragionare criticamente.
Buona gita a tutti.

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Il Rosa - Periodico di cultura alpina fondato nel 1962 a Macugnaga da Carlo Ravasio

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