Milizie Tradizionali della Valle Anzasca, gioielli di storia
Il Piemonte è una terra di tesori nascosti e di sorprese inaspettate. Sapevate, ad esempio, che esiste un punto, nel nord della Regione, dal quale si irradiano, come le venature di una foglia d'acero, sette valli di incredibile bellezza? Si tratta della piana del fiume Toce, che dà origine alle valli dell'Ossola, in quel lembo di Piemonte che si incunea dritto dritto nel territorio svizzero, tra il Vallese e il Canton Ticino.
Queste sono, da sempre, terre di confine e proprio grazie alla loro posizione isolata, conservano intatte tradizioni antichissime che si tramandano da secoli e che ne rappresentano una delle maggiori ragioni di fascino. La Valle Anzasca, ad esempio,la più meridionale e la più occidentale delle valli ossolane, è uno stretto corridoio che, dalla piana del Toce, conduce fino alla parete est del Monte Rosa, seguendo il corso del torrente Anza. Proprio qui si ripete da secoli, immutata, una tradizione unica in Italia: quelle delle Milizie Tradizionali. Volete saperne di più? Lasciate che vi racconti la loro storia affascinante.Nel secolo XVII, quando le valli ossolane facevano parte del Ducato di Milano, a sua volta sottoposto alla dominazione spagnola, il Governatore spagnolo ordinò che tutti i paesi dell'Ossola armassero gli uomini abili tra i 18 e i 50 anni per istituire le cosiddette “milizie delle terre”, con lo scopo di presidiare e difendere le rocche borromee di Arona e di Angera, nonché i confini ossolani, assediati dagli svizzeri da un lato e dal Ducato di Savoia dall'altro. Nonostante le proteste e i tentativi di diserzione degli arruolati, che cercarono in ogni modo di sottrarsi all'obbligo – tanto il servizio era duro e mal retribuito – la valle Anzasca fornì alle milizie 390 uomini. Nel frattempo – correva l'anno 1622 – il popolo di Bannio, piccolo borgo della valle, aveva terminato l'edificazione del Santuario della Madonna della Neve, inaugurandolo con tre giorni di festeggiamenti.
Fu allora che le milizie delle terre, intervenute per onorare la Vergine, cominciarono a legare la loro presenza al culto mariano, particolarmente vivo e sentito nell'Ossola, mutando la loro funzione da militare a devozionale e celebrativa. Risale proprio a quell'anno l'istituzione della guardia d'onore della Madonna della Neve che ancora oggi porta il nome di Milizia Tradizionale di Bannio. Non furono da meno gli abitanti di Calasca, borgo confinante, che nello stesso periodo portarono a termine la costruzione del Santuario della Gurva (probabilmente in riferimento alla stretta “gola” dove sorge l'edificio) sul luogo di un fatto prodigioso e misterioso.
Dove oggi s'innalza il Santuario, esisteva infatti una piccola cappella che conservava l'immagine della Vergine delle Grazie. Secondo la tradizione, un grande masso, distaccatosi dalla montagna, rotolò in direzione dell'edicola, fermandosi a pochi centimetri di distanza e risparmiandola miracolosamente. Proprio su quel masso, in bilico sul torrente Anza, venne edificato il Santuario, che ancora oggi suscita ammirazione proprio perché pare reggersi per miracolo sulla roccia malferma. Nell'anno 1641 i reduci calaschesi delle campagne militari istituirono la Milizia Tradizionale di Calasca e giurarono di onorare la Madonna Assunta durante i festeggiamenti annuali d'agosto, scortandone l'immagine in processione e salutandola con raffiche di spari (oggi, naturalmente, a salve). I fucili, un tempo strumento di offesa e di difesa, sublimarono così in simbolo di devozione e gli spari, da rumori di guerra, divennero suoni di festa. Questo mutamento di funzione ha consentito alle Milizie Tradizionali di Bannio e di Calasca di sopravvivere a tutte le rivoluzioni politiche e amministrative che hanno interessato l'area ossolana, dall'annessione al Regno di Sardegna fino all'epoca napoleonica, rimanendo attive fino ai giorni nostri, con le loro bellissime uniformi colorate, le parate solenni e gli spari a salve che risuonano nella valle nel mese di agosto.
Badate bene, però, qui il folklore c'entra poco. Ciò che le rende uniche e straordinarie è il fatto che non si tratta di semplici rievocazioni storiche: le schiere di soldati, pifferi e tamburi non sono gruppi folkloristici ricostituiti ad hoc per rievocare con costumi e scene eventi del passato, riportando al presente ciò che non esiste più. Le Milizie non hanno mai smesso di esistere, dall'epoca della loro fondazione, e rappresentano due delle più antiche istituzioni militari italiane tuttora attive, seppure soltanto in veste celebrativa. Visitare la Valle Anzasca nel periodo delle feste d'agosto significa immergersi appieno nella cultura alpina, riscoprendo rituali altrove perduti, ancora oggi capaci di sorprendere ed emozionare.


© Testo e Foto Alessandro Cora - Guida Turistica del Piemonte (https://www.italyproguide.