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Domenico Ceresa torna a Schignano

Provenienti da Malvaglia siamo giunti sulla riva destra di “quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno...” .
La costeggiamo fino a poco prima di Argegno dove un cartello stradale per Schignano ci indica di voltare a sinistra. Alcuni ripidi tornanti ci portano nella Valle d’Intelvi.

Una luminosa giornata consente di scoprire un paesaggio montano con pascoli e boschi colorati dalle varie e calde tinte autunnali. Entriamo nella frazione di Occagno, la più popolata delle sette che formano il comune di Schignano (CO) e dove hanno sede il Municipio e i principali servizi.
Alla Casa comunale la simpatica e solare segretaria Silvia ci consiglia di andare a bere un caffè perché il sindaco non è ancora rientrato da un sopraluogo.
All’Osteria 94 ci accolgono due gentilissime signore, madre e figlia. Non osiamo chiedere loro a quale testo corrisponda il numero 94 della popolare e un po’ sopra le righe serie dedicata alle osterie. È comunque un bel localone, con un grande camino. Appese sulla parete accanto al nostro tavolo tre copie della Gazzetta dello Sport: la prima, del 1938 (si legge XVI dell’era fascista), celebra col tronfio stile mussoliniano la vittoria dell’Italia ai Mondiali di calcio svoltisi a Parigi.
I titoli della seconda copia riguardano la vittoria dell’Italia sul Brasile, per 3 a 2, che consentì agli uomini di Bearzot di andare in semifinale per poi vincere la finale dei Mondiali di Spagna del 1982. La terza copia celebra la vittoria di Marctriomphe (Pantani) al Tour del 1998: il vincitore della Grande Boucle viene sempre inquadrato e immortalato sui Campi-Elisi con sullo sfondo l’Arc de Triomphe. Marco era il nome del povero Pantani.

È giunto il momento di tornare in Municipio. Curiosi però di sapere il perché di tutti i lavori in corso nei vicoli che attorniano la Casa comunale, ci permettiamo di interpellare una gentile signora. Ci dice che si stanno terminando i lavori per risanare i disastri causati dall’alluvione che nell’estate del 2021 ha devastato il centro storico di Occagno. Con lei improvvisiamo quattro chiacchiere. Veniamo a sapere che ha una zia e dei cugini che abitano a Biasca, che si chiama Rachele Ceresa e che l’accento tedesco del suo italiano è dovuto ai lunghi anni trascorsi con i suoi a Zurigo.
Ora ci sbrighiamo perché di sicuro il sindaco avrà reintegrato il suo ufficio. Ci accoglie una simpaticissima persona, Ferruccio Rigola, al suo quinto mandato. Conosce il motivo per il quale siamo venuti a Schignano. Accompagnati dal nostro vicesindaco Fabrizio Giamboni gli presentiamo il volume dedicato a Domenico Ceresa, cui fa seguito la consegna di sessanta copie quale gesto di dovuta riconoscenza verso tutti gli schignanesi che sono emigrati da noi nell’Alto Ticino e che con il loro sudore e purtroppo anche con il loro sangue hanno contribuito alla costruzione di numerose infrastrutture: strade, ponti, argini dei fiumi, case. 

Fabrizio Giamboni aggiunge come questo gesto non sia solo un’azione materiale ma un segno di gratitudine anche da parte dell’autorità di Serravalle che attraverso quest’opera ha conosciuto un emigrante del tutto particolare. Domenico Ceresa con la passione per la fotografia e le sue doti di artista-pittore, ha segnato la storia di Malvaglia, Ludiano e Semione, dal 2012 aggregatisi in un solo Comune con il nome di Serravalle, e le cui autorità avevano subito capito l’importanza del libro a lui dedicato finanziandolo con un eccezionale contributo.
Abbiamo visto il sindaco Ferruccio Rigola sfogliare subito gran parte delle 300 pagine del volume. Commosso dal gesto delle autorità del nostro comune, l’ onorevole Rigola raccomanda al nostro vicesindaco di portare in Valle i suoi più vivi ringraziamenti per la sensibilità avuta nel rappresentare in Domenico Ceresa tutta la povera emigrazione schignanese espatriatasi alla ricerca del pane quotidiano che la sua terra non era in grado di fornire. E le bocche da sfamare in una famiglia di quei tempi non erano poche. 


L’incontro tra il vicesindaco di Serravalle, Fabrizio Giamboni, a destra, con il sindaco di Schignano Ferruccio Rigola

Visitiamo poi il Cimitero di Schignano. Vediamo tombe con lapidi dedicate a emigranti schignanesi andati in Francia: quella dei boulistes (giocatori di bocce) di Alfortville, periferia di Parigi, al loro amico Peduzzi; quella di Georges, Dominique e Rico ad un loro amico emigrato da Schignano a Saint Amé, nei Vosgi (tra Lorena e Alsazia).

Come si può leggere gli abitanti di Saint Amé si chiamano stamésiens. Proprio in questa regione lavorava il giovane Domenico Ceresa quando nel 1928 lo zio Battista lo chiamò in Ticino per sostituire suo fratello Battistino vittima di un incidente mortale sul lavoro. Aggiungiamo che giovani di Schignano emigrarono anche negli Stati Uniti (costa atlantica del Maine, come l’isola di Hurricane; si legga in proposto l’ultima fatica di Mario Casella, L’ uragano di pietra).

Prima di rientrare ci fermiamo un attimo al ristorante Bellavista. Le ultime sorprese: al tavolo vicino una distinta signora si mette a canticchiare: “sü là ghè sü ul scior Prosper, con gran prosperità, el vend la roba bona, ma propri a bon mercáa, roba tüta nostrana, bottiglie di vini freschi, fiaschi alla Romaneschi, pescati giú in d’ra vall. Din don din della, longa dai che l’è bèla…”  Questo classico - la filovia da Malvaia - del repertorio di Vittorio Castelnuovo la signora l’ha imparato a Schignano. Non è mai stata da noi! A un altro tavolo c’è un Ceresa, di alta statura, che ci dice di avere cugini a Personico. 

Dopo questa splendida e ricca giornata si rientra. Decidiamo di percorrere la via Mala. Quando passiamo dalle parti di Rovio, non possiamo non avere un pensiero per ul Sciur Maestro, l’immenso Angelo Frigerio.

Ricordiamo agli interessati che il volume Domenico Ceresa, l’album dell’immigrato, è reperibile presso la cancelleria (e ora anche agenzia postale) del Comune di Serravalle e le librerie EcoLibro a Biasca, Taborelli a Bellinzona, Segnalibro e LAC Shop a Lugano.


Willy Baggi, è un giornalista svizzero domiciliato a Malvaglia, in Valle di Blenio.
Le fotografie sono di Gabriele Beretta, grafico con studio in Valle di Blenio.
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