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Chamonix 1924: quando la Val Formazza portò l’Italia sugli sci della storia

Nel 1896 Atene ospitò i primi Giochi olimpici dell’età moderna, propugnati dal famoso barone Pierre de Coubertin, che per l’occasione coniò anche il celebre motto “l’importante non è vincere ma partecipare”. Già nel 1900, all’interno dello stesso CIO (Comitato Olimpico Internazionale), fu valutata l’ipotesi di introdurre anche i Giochi invernali, ma lo stesso de Coubertin bocciò l’idea, ritenendo questi sport ancora poco popolari.

Nel 1912, a Stoccolma, si sarebbe dovuta svolgere una settimana internazionale di gare, dedicata alle competizioni su neve e ghiaccio, ma i Paesi del Nord Europa si opposero fermamente, ritenendo che la nascita di una possibile Olimpiade invernale sarebbe stata la fine dei loro “giochi nordici”, che proponevano le stesse attività. Nel 1916 fu in programma una serie di gare di sci nordico nella Foresta Nera, battezzate come “Skiing Olimpia”, ma la Grande Guerra distrusse anche questo progetto, così come le Olimpiadi estive che si sarebbero dovute tenere a Berlino.

Nel 1921 il CIO, durante il congresso di Losanna, diede vita a una “Settimana Internazionale degli sport Invernali”, da tenersi nel 1924 a Chamonix, così definita anche per tenere buoni i consueti Paesi scandinavi, gelosi dei loro giochi.

Alla fine, la settimana si trasformò in dieci giorni di gare, con un successo di pubblico inaspettato: oltre 10.000 spettatori paganti, un record per quei tempi, con buona pace dello stesso de Coubertin e dei Paesi nordici che, nel 1927, diedero il definitivo addio alla loro amata manifestazione. Ma cosa più importante fu che, nella riunione del Comitato Olimpico di Praga del 1925, dato il buon risultato dell’evento, si decretò che la manifestazione di Chamonix dell’anno precedente fosse ufficialmente rinominata come “prime Olimpiadi invernali”, stabilendo anche che tali Giochi, da allora, avrebbero avuto una cadenza quadriennale, come quelli estivi.

Si arrivò così al 25 gennaio 1924, quando a Chamonix si aprirono ufficialmente le competizioni, alle quali presero parte 292 atleti (279 uomini e 13 donne), in rappresentanza di diciassette nazioni, alcune delle quali oggi non esistono più, che gareggiarono nelle discipline di sci nordico di fondo, salto e combinata; nel bob, limitato all’equipaggio a quattro; nel pattinaggio; nell’hockey su ghiaccio; nelle truppe militari, in una specie di antenato del biathlon, con 50 km di fondo più tiro al bersaglio; e, per finire, nel curling. Non erano ancora contemplate le gare di discesa libera e di slalom, che ai giorni nostri sono diventate le vere regine delle Olimpiadi bianche.

Secondo il regolamento del tempo, alla cerimonia di apertura gli atleti dovevano sfilare con la propria attrezzatura al completo, tanto che un cronista annotò: Ogni concorrente portava le armi e le insegne del proprio giuoco: i pattinatori con i pattini a tracolla; i giocatori di hockey con i pattini e le lunghe aste di legno curvo; i giocatori di curling con le loro comiche scope portate a spalla come fucili; gli sciatori con gli sci e i bastoni a spall’arm; le squadre di bobsleight trainavano i bobs.

La squadra italiana, capitanata dal più giovane del gruppo, il bobbista Leonardo Bonzi, era composta da quattordici atleti, di cui tre formazzini: Benigno Ferrera, Achille Bacher e Pio Imboden, che furono proposti dal locale Sci Club che, per la verità, indicò anche Giuseppe Ferrera ed Egidio Valci, i quali poi non vennero inseriti in nazionale.

Olimpiadi 1924

La squadra italiana a Cesana in partenza per Chamonix, con l’allenatore Zefir Hosquet. Il primo a sinistra è Pio Imboden, al centro Benigno Ferrera con a fianco Achille Bacher. (foto di proprietà di Giorgio Rezzonico)

In quel periodo i formazzini dominarono le famose “adunate valsmalligiane”, precursore dei veri e propri campionati italiani: fresche furono le vittorie di Ponte di Legno, Cortina d’Ampezzo e Oropa; Benigno Ferrera si distinse ottimamente nei Campionati Europei tenutisi a Grindelwald, in Svizzera, proprio in preparazione dell’Olimpiade.

Lo Sci Club Formazza nacque il 15 gennaio 1911 per opera di don Rocco Beltrami e Antonio Della Vedova e contava 63 soci fondatori, tutti provetti sciatori. La prima uscita avvenne venti giorni dopo, con meta il Blinnenhorn, e il 27 febbraio la Punta d’Arbola, tanto per iniziare alla grande; e pensare che solo una decina di anni prima, in Formazza, nessuno o quasi sapeva cosa fossero gli sci.

Tradizione volle che nell’inverno del 1903 alcuni ticinesi scesero dal Passo San Giacomo per sostare brevemente a Canza e poi scomparire, veloci come erano arrivati, calzando strani legni ai piedi. “Scivolavano sulla neve come Mosè sulle acque”, ripeterà tutta la vita Benigno Ferrera, che allora aveva dieci anni, e per sere e settimane in paese non si parlò d’altro che degli stranieri con le ali ai piedi: Formazza aveva scoperto gli sci.

Olimpiadi 1924

Olimpiadi di Chamonix 1924. Da sinistra l’allenatore Zefir Hosquet, Train Herin, Achille Bacher, Pio Imboden, Daniele Pellisier, Enrico Colli.

Ci penserà poi don Beltrami a tramutare il sogno in realtà: fece arrivare un paio di sci da un negozio di Torino e li inaugurò immediatamente sulle nevi di casa. Il falegname del paese, Guido Matli, studiò attentamente questi pattini e, in men che non si dica, iniziò a sfornarne di simili, per la grande soddisfazione di tutti: in breve ogni famiglia aveva il suo paio di sci in legno di frassino a chilometro zero.

La tecnica, però, scarseggiò e, da buoni autodidatti, tutti fecero del loro meglio, ma i risultati tardarono ad arrivare; a colmare questa lacuna ci pensarono due giovani partiti per il servizio militare nel Corpo degli Alpini, dove appresero l’arte sciatoria. Rientrati in valle, Sisto Ferrera e Sebastiano Valci, insegnarono alla loro gente il telemark e il christiania e in un baleno i formazzini divennero sciatori di classe.

Da qui a organizzare competizioni il passo fu breve: prima quelle sociali in valle, riservate agli iscritti, poi aperte a tutti e quindi le prime timide uscite e le prime vittorie sulle nevi del Mottarone, quindi in tutta Italia, da Courmayeur alla Val Gardena, da Ponte di Legno a Roccaraso. Ben otto volte Formazza vinse l’Adunata Sciatori Valligiani e i suoi atleti colsero anche allori personali nei vari campionati italiani e in competizioni internazionali.

Le gare olimpiche iniziarono con le prove della pattuglia militare e dell’hockey il 29 gennaio; poi finalmente il primo dei nostri atleti a scendere in campo fu Benigno Ferrera, il giorno successivo, nella gran fondo dei 50 km: si piazzò al tredicesimo posto, contribuendo in modo sostanziale a portare la squadra italiana subito a ridosso delle inarrivabili nazioni scandinave e prima fra quelle dell’arco alpino.

Olimpiadi 1924

Olimpiadi di Chamonix 1924. la squadra italiana dei saltatori, da sinistra Luigi Favre, Mario Cavalla, Pio Imboden

Fu poi la volta dei 18 km, sempre di fondo, con il 22° posto di un giovane Achille Bacher, agli albori di una splendida carriera. Toccò poi a Pio Imboden, campione italiano di salto nello stesso anno, gareggiare nella combinata, cioè fondo più salto; disputò un’ottima corsa, che valeva fra il quinto e il decimo posto nella graduatoria finale, ma un infortunio dovuto a una brutta caduta nelle prove di salto gli precluse la possibilità di concludere la gara.

La squadra italiana fu certamente penalizzata dall’attrezzatura: infatti solo la pattuglia militare poté contare sugli stessi sci che usavano gli scandinavi, giunti pochi giorni prima dell’inizio delle competizioni; tutti gli altri dovettero accontentarsi di modelli costruiti in Italia, più pesanti e meno scorrevoli, così come ha ricordato Francesco Vida nella sua monumentale opera “La storia dello sci in Italia”, edito nel 1975: Bisogna tenere presente che i nostri atleti corsero le due gare, dei 50 e 18 km, con sci da turismo muniti di attacchi Huitfed o Bilgeri (i cortinesi) e, come mi ha riferito Benigno Ferrera, senza sciolina, cioè con i legni puliti. Tutto questo mentre i nordici erano muniti di sci da fondo con attacchi Bergendhal (di bronzo) ed usavano la sciolina. Tra gli uni e gli altri, in svantaggio degli italiani, vi era una differenza di peso dell’equipaggiamento sciistico di circa due chilogrammi ed una di scivolamento degli sci

Le cose non andarono forse nel verso giusto e un pizzico di fortuna in più avrebbe permesso di portare a casa una medaglia, ma la vera vittoria fu che questa partecipazione risultò fondamentale per lo sviluppo di uno sport che in quegli anni stentava a decollare, poiché non tutte le valli alpine erano come Formazza, un paese di poco più di 500 anime che vantava il record di aver fornito ben tre atleti alla nazionale italiana del primo grande evento mondiale. E questa fu sicuramente la vittoria più bella.

Foto tratte dal volume: "Un secolo di neve, i cento anni dello Sci Club Formazza 1911 – 2011" a cura di Paolo Crosa Lenz, Tararà Edizioni Verbania 2011

Uno dei tanti filmati sulle olimpiadi dove si vede la sfilata della squadra italiana lo si può vedere sul sito: https://www.youtube.com/watch?v=W9pEvCWoOzU)

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