Faderhorn
Il Faderhorn o Pizzo Croce è una vetta di altezza modesta nella maestosità del gruppo del Rosa, ma spettacolare, ardita, con panorama indescrivibile. Gita non lunga, ma piuttosto “diretta”, aerea e spettacolare nel breve tratto finale, buon test per chi vuol scoprire se è infastidito dal “vuoto”
Oggi le nostre forti signore ci lasciano soli, poveri anziani inconsolabili! Manca anche il direttore generale, ancora alle prese con una schiena disubbidiente. Il livello tecnico del gruppo è, per fortuna, accresciuto da due amici di Varese, avvezzi ai “quattromila”, e da un quattordicenne di Macugnaga, che si unirà a noi lungo il tragitto.
E' bello che ci siano ancora di questi ragazzi con il sano vizio della montagna!
Posteggiamo a Pecetto di Macugnaga e attacchiamo la dolcissima salita verso l'Alpe Burki. Prima del guado dell'Anza, rigonfia per il caldo esagerato, in corrispondenza dei cartelli segnavia, teniamo la destra. Le nuvole giocano con il sole dando luogo a scorci meravigliosi sul versante est del Rosa, che si mostra a noi come una splendida donna, non completamente nuda, ma con intimo succinto e leopardato, ancora più seducente. Il tracciato è sempre evidente e ci porta sotto una bella cascata alla nostra destra. Qui il sentiero diventa ripido e protetto da ringhiere.
Raggiungiamo un pianoro erboso ed incontriamo il bivio per Alpe Fillar e Capanna Sella dopo un’ora di cammino. Viriamo decisamente ad oriente (destra) e su sentiero meno ripido, con saliscendi ed attraversamenti di vallette, raggiungiamo il bivacco Hinderbalmo, 1950 (meno di mezz’ora). E' dedicato all'ingegner Augusto Pala, che fu sindaco di Macugnaga e grande alpinista.
Negli anni quaranta del Novecento, insieme a lui e a Roberto Mellana, mio padre, allora medico condotto in valle, compì la terza salita e la prima discesa assoluta della Cresta del Poeta alla Punta Nordend. Altri fisici! Dopo la pausa-colazione riprendiamo a salire lungo la traccia sempre ben segnata. In poco più di un’ora si raggiunge la vetta, 2477. Gli amici mi precedono. Oggi non sono in forma, ma stringo i denti per evitare di macchiare il mio curriculum proprio nel giorno in cui devo sostituire la guida ufficiale. La croce di vetta si raggiunge con una breve discesa, facile ma molto aerea, che costringe i Trotapian non amanti del vuoto ad una sofferta rinuncia. Pecetto è in verticale sotto di noi, 1100 metri più in basso.
Proprio in vetta le nuvole prevalgono e la Est si riveste completamente, sfuggendo ai nostri anziani sguardi vogliosi. Neppure la lunga sosta in vetta ci restituisce il maltolto. In un'ora si scende al bivacco. Tornano, intanto, il sole e il caldo. Ci rifocilliamo. Ripassiamo alla base della cascata, dove una bellissima pozza d'acqua induce l'amico Carletto ad un bagno “integrale” adamitico, sua specialità, mentre due sentinelle vigilano, in alto e in basso, sulla sua privacy. In totale scioltezza arriviamo a Pecetto e, dopo una birra in allegria, salutiamo il forte e simpatico quattordicenne che ci ha sopportati tutto il giorno. Alla sua età, ahimè, zampettavamo veloci anche noi.
