Artigianato, tra la tradizione e la tecnologia
Sono le 21.00 e, dopo aver messo a letto i miei figli, mi ritrovo a ripensare alla giornata appena trascorsa. Un’immagine affiora alla mia mente: è quella di un uomo dal volto rugoso, che con le sue abili mani tornisce un pezzo di larice.
Attorno a lui 10 ragazzini fissano immobili il tornio. Un ottantenne e dei pre-adolescenti. Due generazioni che si incontrano. Già questo sarebbe abbastanza per fissare l’immagine nella mia mente.Ma quello che mi stupisce e che accomuna i due, è lo sguardo: uno sguardo pieno di meraviglia. Meraviglia per l’attività che da anni svolge con passione e dedizione il signor Giancarlo Rodesino, meraviglia che è riuscito a trasmettere ai ragazzi durante l’incontro di questa mattina a Dongio. I loro occhi non si sono distolti un attimo da quella che da lì a poco sarebbe diventata una trottola. Il loro interesse e la loro curiosità erano percettibili dall’attenzione con cui seguivano le spiegazioni di Giancarlo, dalle domande che ponevano, dall’impegno che mettevano quando provavano a tornire il legno.

Vedere come la materia prima si trasformava lentamente sotto le abili mani di Giancarlo è stato per tutti noi uno spettacolo emozionante.
La mia collega Gladys ed io crediamo fermamente che queste abilità non debbano andare perse e che tramandarle alle generazioni future è un nostro dovere: è per questo motivo che quest’anno, in collaborazione con la Casa Anziani “La Quercia”, abbiamo intrapreso un itinerario didattico sull’artigianato ticinese. Un itinerario che ci ha portato a conoscere persone speciali che si sono messe a disposizione gratuitamente per spiegare alla classe la loro passione o il loro mestiere, mostrando come spesso “il cuore parli attraverso le mani”. Nella sua unicità ogni pezzo d’artigianato racconta una storia: una storia fatta di ore dedizione, amore per il mestiere e di quella sapienza antica che trasforma la materia prima in emozione. Una storia fatta di sguardi: sguardi che sanno vedere oltre la superficie della materia grezza, immaginando la forma prima ancora che le mani inizino a muoversi.
È in questo intreccio tra mani e sguardi che quest’anno avvengono i nostri incontri artigianali alla Quercia. Alcuni degli artigiani conosciuti, come Tiziano Conceprio e Donatella Trovanelli, si sono messi gentilmente a disposizione per organizzare degli atelier intergenerazionali: qui allievi e anziani modellano la materia prima e la trasformano in un prodotto. Ed ecco allora che dalla pietra nasce un ciondolo, dal vimini un cestino portafrutta,… Ma non è l’oggetto il fine ultimo di questi incontri: sono gli sguardi di rassicurazione, di ammirazione, le mani che guidano con delicatezza quelle in difficoltà, le mani che aiutano, la lentezza che sostituisce la frenesia della vita quotidiana…
Sono gli sguardi di chi ha la passione nell’anima a dare un senso più profondo a tutto ciò, a chi non si limita a fare ma a chi dedica il suo tempo per accendere curiosità, costruire legami e tramandare saperi antichi. Saperi che passano da mano in mano, costruendo dei ponti intergenerazionali solidi e, speriamo, difficili da abbattere. Ed è proprio in questo passaggio, da mani esperte a mani che imparano, che la passione continua a vivere e a trovare nuove strade per il futuro.
E la tecnologia?
Strade che abbiamo iniziato a percorrere nel pomeriggio, quando ci siamo recate al laboratorio artigianale digitale di Bellinzona. Sappiamo bene che la tecnologia sta prendendo sempre più piede, andando a sostituire l’essere umano in ogni mansione possibile e immaginabile. Questo mondo tecnologico spaventa molti di noi, comprese le sottoscritte. Saperi che vanno persi, mani che non sono più così agili e lunghe ore passate davanti ad uno schermo ci fanno chiedere qual è il vero valore che queste tecnologie apportano alla nostra vita. Come docenti troviamo che sia importante rendere attenti i/le nostri/e allievi/e sulla dualità di queste innovazioni.

Lorenzo e Daniele ci hanno accolti nel loro laboratorio, un luogo dove progettare, esplorare, condividere e creare oggetti con attrezzi, materiali e tecnologie. La classe ha avuto modo di confrontarsi con il tema dell’elettricità in modo concreto e coinvolgente. Gli allievi hanno potuto sperimentare direttamente la costruzione di semplici circuiti elettrici, scoprendo come l’energia possa essere messa in movimento grazie al collegamento di pochi elementi: una fonte di energia, dei cavi e un utilizzatore. Con curiosità e attenzione hanno provato, sbagliato, modificato i collegamenti e infine trovato la soluzione.
Questo processo di tentativi e scoperte ha permesso loro di capire quanto la tecnologia non sia soltanto qualcosa da utilizzare passivamente, ma anche uno strumento per comprendere e costruire.
Il laboratorio si è rivelato quindi uno spazio in cui manualità e tecnologia si incontrano: accanto agli strumenti digitali rimane infatti fondamentale la capacità di osservare, immaginare e lavorare con le proprie mani. Il laboratorio di artigianato digitale (LAD) mostra infatti come tradizione e innovazione possano dialogare, aprendo nuove prospettive in cui il saper fare manuale e le competenze tecnologiche si completano a vicenda.
Siamo ripartiti da Bellinzona con nuove domande, ma anche con la consapevolezza che il futuro non è fatto soltanto di macchine: è fatto soprattutto di persone curiose, capaci di porsi domande, interagire con gli altri, capire e creare dando senso agli strumenti che hanno tra le mani.
Lia Malquarti e Gladys Jacomet ( docenti classe V SE di Blenio)