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Giacinto Francioli

Con la scomparsa di Giacinto Francioli di Calasca uomo buono, erudito e cultore delle antiche tradizioni, la comunità ha perso un pezzo di storia locale.

A soli 5 anni - già provato dalla guerra e dalla fame, con il padre prigioniero in Germania - a causa di un ordigno bellico scoppiatogli tra le mani nella sua casa stessa di Calasca, quel 1 gennaio 1945 ebbe inizio per il piccolo Cinto tanto dolore e una avventura unica d'altri tempi.
Gravemente ferito e sfigurato in volto, la mamma lo portò a piedi, sulle spalle fino alla stazione di Piedimulera, diretto all'ospedale di Novara. Dopo tre settimane di degenza, intraprese il ritorno in treno. Ma percorsi pochi chilometri, quel rumoroso ciuf ciuf a carbone che sprigionava nuvole di fumo nero denso, si fermò del tutto a causa del dissesto della ferrovia, bombardata proprio in quei giorni.
Caricato in serata, alle ore 17 su un camion di passaggio, giunse a Piedimulera solo alle 5 del mattino seguente, dopo 12 ore di penoso viaggio, tutto a singhiozzi. Quell'automezzo non solo procedeva molto lentamente, ma si fermava spesso in mezzo alla campagna, al buio, per riempire di legna la caldaia del motore.
Da Piedimulera riprese nuovamente a piedi la strada della valle, tra neve e ghiaccio, giungendo finalmente a casa dopo due giorni di avventuroso viaggio. Da ragazzo si dedicò alla pastorizia con un piccolo gregge di pecore, poi conclusi gli studi di avviamento professionale industriale a Domodossola, intraprese per un paio di anni i lavori di bonifica e piantumazione presso la Colma di Castiglione alle dipendenze della Forestale.
In seguito fu assunto dal Comune di Calasca Castiglione come impiegato, attività che svolse per decenni con vera competenza e spirito di servizio fino alla pensione. Sulle orme del padre Aurelio fu anche artigiano del legno nella produzione di gerli, ciotole e manufatti vari. Esperto di innesti botanici e appassionato di viticoltura, dai suoi vigneti soleggiati di Cimamulera ricavava un ottimo vino nostrano e l'apprezzato mericanìn.
Era buon conoscitore di funghi, di antichi usi locali e tradizioni popolari. Fece parte del comitato carnevale di Antrogna fin dalle origini e dalla gioventù svolse anche il prezioso servizio di campanaro di questa cattedrale, prima tirando a mano le corde di canapa ed in seguito mediante la tecnologia computerizzata del suono.
Dopo breve malattia, ricoverato presso la casa di riposo di Crino (Baceno), la sua forte fibra di montanaro ha ceduto all’età di 85 anni di fronte al male inesorabile.
Quei mesti rintocchi che ha suonato per tanti altri, lunedì 18 novembre hanno richiamato molte persone al suo commiato funebre presso la parrocchiale di Calasca, dove riposerà per sempre accanto alla sua chiesa.
Al fratello Pierangelo, alla sorella Elide e a tutti i familiari le nostre più fraterne condoglianze dalla redazione de Il Rosa.

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