Noi racconteremo ma non saremo creduti
Quando andate a Macugnaga, passate a visitare il Museo Walser di Borca. Quest'invito l'abbiamo ripetuto e sentito ripetere un'infinità di volte. E sempre i visitatori restavano stupiti e sorpresi dalla bellezza della "Casa" e dalla professionalità della sua custode, Anna Nava Bettineschi.
Lei raccontava: «L'attuale Museo fu edificato, nei primi anni del 1600, a cura di tale Battista Lanti senior quale propria abitazione. Ai primi del 1700, terminata, a Staffa, la costruzione della chiesa nuova, venne a crearsi, per Borca, la necessità d'istituire una Cappellania con tanto di parroco in grado di parlare la lingua tedesca, utile per poter confessare i fedeli che non parlavano l'italiano.
La casa del Cappellano però doveva essere... isolata dalle altre e con l'orto davanti. Quella costruita da Battista Lanti senior era l'ideale. Fu pagata cinquecento lire imperiali. Attualmente l'edificio è proprietà della Curia Vescovile di Novara. Nel 1983 un volenteroso gruppo d'abitanti di Borca, con un autofinanziamento, dà vita all'associazione "Alts Walserhuus Van Zer Burfuggu" atta alla creazione di un museo walser. Raggiunge un accordo con la parrocchia ed ottiene la disponibilità dell'antica casa del cappellano. La sistemano e predispongono il tutto per la nascita del museo. Nella spoglia abitazione, cominciano ad arrivare vecchi ferri di antichi mestieri, cimeli della civiltà walser, fotografie e stampe antiche. Ricordi di famiglia. Ricordi di sudori, fatiche e stenti. Ricordi da salvare, custodire e tramandare alle generazioni future. A capo di questo solerte gruppo di lavoro è nominato Angelo Basaletti che resta in carica fino al 1993. A Basaletti subentra Carlo Lanti, attuale presidente».
Questo il corpo del Museo, ma c'è anche e soprattutto un'anima. L'anima pulsante è costituita da una signora che, nata fra risaie e nebbie, s'innamora del Monte Rosa e di una delle sue Guide. Anna Nava frequenta le nostre montagne e si sposa con Luciano Bettineschi, il Gatto del Rosa, divenendo così "walser d'acquisizione". L'amore per il marito, prematuramente scomparso, unito a quello per il suo nuovo paese la portano a diventare una vera depositaria della vita macugnaghese di un tempo. Le sue precise spiegazioni coinvolgono e rendono partecipe il visitatore. Anna Bettineschi parla degli usi, dei costumi, delle tradizioni, dei mestieri, aggiungendovi quel tocco di poesia, quel pizzico di sottigliezza che lascia esterrefatto il visitatore.
In poco meno di vent'anni accoglie turisti provenienti da tutto il mondo. Memorabile la visita di due giapponesi, che parlavano solo giapponese, un'ora di spiegazioni in italiano, cento inchini e un sincero grazie!
Decine le troupe televisive italiane e straniere. Innumerevoli i giornalisti della carta stampata accolti da Anna. Studenti di ogni ordine e grado. Gruppi organizzati. Ricercatori storici. Semplici curiosi. Tutti qui hanno visto, analizzato e apprezzato uno spaccato della vita walser di un tempo.
Alla storica Custode (C maiuscola) abbiamo chiesto qualche piccolo aneddoto o particolare ricordo di questi anni: «L'aspetto più difficile da fare capire alle moderne generazioni è sempre stata la panificazione annuale. I walser facevano il pane di segale una volta l'anno, ma questo fatto spesso non era creduto. C'è stato chi mi ha chiesto se il fornetto è la tomba di famiglia. Rammento un gruppo proveniente da Frosinone, alcuni membri mi domandano se le genti walser erano così chiamate perché ballavano il valzer ausburgico.
Nei primi anni d'apertura c'era diversa gente che diceva: “ma è tutta roba, vecchia”, oggigiorno non più, c'è un maggior apprezzamento e una migliore concezione del valore museale nel suo assieme». Fra i molti scritti di ringraziamento ricevuti da Anna ne abbiamo estrapolato due che sintetizziamo: "...saluti da Detroit, una grande città che però non ha un museo grazioso e curato come la Casa Walser". "...sono Stefano, voglio ringraziarla della bellissima accoglienza e della sua disponibilità e bontà.
I ragazzi si ricordano molto quella bellissima giornata, in particolare lei con le sue spiegazioni. Ricordano gli attrezzi di Schumacher, calzolaio ed il tagliere con il pane duro...".
I ragazzi che cita Stefano sono un gruppo di disabili venuti dalla provincia di Lecco. Anna cita Primo Levi: "Noi racconteremo, ma non saremo creduti". Forse sarà vero, ma certamente il futuro avrà un cuore antico che va spiegato e fatto conoscere alle generazioni di domani. E questo Anna l'ha fatto egregiamente per tanto tempo.
In ricordo di Anna Nava Bettineschi