La guerra di Johnny Peck e il suo arresto in Valle Anzasca
Verrà presentato mercoledì 15 maggio a Domodossola, presso la sala polifunzionale Falcioni, La guerra di Johnny Peck, libro scritto da Peter Monteath (Professore di storia dell’Europa moderna alla Flinders University, Australia) che racconta la vita del soldato australiano che tra il 1941 e il 1945 ha vissuto battaglie e fughe sorprendenti tra Africa, Grecia e Italia.
Nel 1941 la maggior parte dei soldati dell’ANZAC (Corpi dell’esercito australiano e neozelandese) furono fatti prigionieri in Libia dai tedeschi e consegnati ai soldati italiani per internarli nel campo di Bengasi. Dalla Libia vennero trasferiti in nave in direzione del Campo 57 di Gruppignano (Udine) e pochi mesi dopo, furono condotti al Campo 106 di Vercelli per lavorare nelle risaie: la stessa sorte toccò anche a Peck, il quale il 13 giugno 1943, insieme ad altri compagni (George William Brown, John Thomas Giles e Douglas Andrew Brook) fuggì in direzione Svizzera, ma Brown e Giles furono ricatturati vicino a Varallo, mentre Peck percorse un itinerario che insieme a Doug lo condusse in Valle Anzasca. Qui, più precisamente nei pressi di Pestarena, imboccò con il compagno la strada che sale al Passo e scende nella Valle di Saas.
Peck e Doug, dopo 18 giorni di fuga, raggiunsero il confine il 1° luglio, ma non avendo con loro del cibo e per poter intraprendere con più sicurezza la discesa tornarono in Italia per cercare alcune provviste; chiesero aiuto a un pastore, il quale con diffidenza acconsentì mentre Peck e Brook si nascosero dietro una roccia. Al suo ritorno però, portò un manipolo di soldati che arrestarono i due australiani. In attesa di essere trasferiti a Vercelli rimasero per alcune ore a Ceppo Morelli.
Dopo l’8 settembre Peck fuggì ancora una volta, costruì una vasta rete di aiuti per supportare i prigionieri di guerra come lui. A Luino, grazie alla sua fidanzata Bianca Rossi entrò in contatto con Oreste Ferrari, con il quale inventò personaggi, travestimenti e coordinò una rete che si estendeva da Luino a Como e da Domodossola a Pallanza, collaborando allo stesso tempo con il CLN. La base per le sue attività militari divenne Luino da dove contribuì a far saltare le gallerie di Asino e del paese varesino, deragliare treni di truppe, assaltare linee ferroviarie e ponti, distruggere la fabbrica di paracadute di Cremenaga e ad attaccare gli armamenti del CEMSA di Saronno.
Fu di nuovo arrestato e mandato a San Vittore, ma anche da questo carcere riuscì a fuggire. Il 15 maggio 1944 attraversò il Lago Maggiore per raggiungere a Intra i partigiani che lo condussero al Monte Limidario il 22 maggio. Solo il 5 agosto 1944 Peck rientrò in Italia, come ufficiale di collegamento britannico, continuando il sabotaggio e lo spionaggio, unendosi ancora ai partigiani della 2ª Divisione Garibaldi.
Peck assunse il comando di un battaglione patriota, non comunista, che chiamò brigata Lombardia nella Divisione Valdossola e prese anche il comando di due battaglioni della Brigata Matteotti con più di 700 uomini. Il suo superiore era Dionigi Superti con il quale rientrò in Svizzera il 23 ottobre 1944.
Questi e molti altri aneddoti sono contenuti nel libro del Prof. Monteath e ancora oggi in Valle Anzasca il ricordo di questi soldati è ben nitido: “mi raccontava mio nonno Luigi che questi “inglesi”, (all’epoca non sapevano che fossero australiani o neozelandesi ndr), arrivavano da Vercelli e avevano segnato sulle carte Punt Partus. Ne ha accompagnati tanti lungo la strada di Cortenero in direzione Svizzera; uno di questi non aveva quasi più scarpe e sono dovuti entrare in una baita dell’alpeggio per prendere un pezzo di un vecchio vestito per fasciargli i piedi, così da permettergli di salire al confine e scendere a Saas- Almagell. A Vanzone, oltre a mio nonno, c’era Giuseppe Rigotti e a Campioli un Sonaggere. Nel 1948 una rappresentanza degli Alleati è venuta a Piedimulera per rilasciare un diploma che attestasse il loro impegno”, spiega Renato Oberoffer.
Ogni anno gli escursionisti guidati da Simon Tancred percorrono il Trail of Freedom da Vercelli al Monte Moro e il 27 agosto di quest’anno, su un’iniziativa del CAI Macugnaga e del Museo della Montagna e del Contrabbando di Staffa, si terrà l’incontro in quota al bivacco Lanti (Val Quarazza).