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Solidarietà: sosteniamo le piccole realtà produttive in montagna

Negli ultimi tempi sono nate sulle Alpi piccole realtà produttive che lavorano legate alla terra, a nuove coltivazioni, ad un allevamento moderno. Sono donne e uomini che scommettono sulla possibilità di una vita dignitosa nelle valli di montagna. Sono i nuovi montanari, gente venuta da fuori, ma anche e soprattutto nuove generazioni alpine che rivitalizzano modernamente le attività tradizionali dei genitori, oppure tornano ai luoghi di origine per costruire una nuova vita. Lo abbiamo detto: in montagna non si diventa ricchi, ma si può vivere bene. Dignità di lavoro e alta qualità di vita.

La crisi economica che seguirà l’emergenza del coronavirus, rischia di uccidere queste piccole realtà produttive, spesso con difficoltà di accesso al credito e agli ammortizzatori sociali. La montagna marginale rischia di diventarlo ancora di più. Le grandi aziende produttive e commerciali avranno maggiori disponibilità di accesso ai sostegni di stato, una legittima solidarietà pubblica fatta non dagli uomini, ma dalle istituzioni.

Lanciamo un appello per costruire concretamente una solidarietà di uomini che sostenga le piccole realtà produttive di montagna. Compriamo il vino prodotto sui nostri monti, magari il passito di Olino oppure il nebbiolo di Fomarco, i salumi dei maiali allevati in valle (magari quelli dei “maiali neri”), i formaggi dei nostri alpi, le marmellate o i distillati dei nostri paesi. Non ne facciamo un elenco, non forniamo numeri di telefono per non dimenticare nessuno. La rete umana della solidarietà permetterà a tutti noi di costruire una nostra lista di necessità. Non guardiamo solo al prezzo, ma alla qualità e alla provenienza. L’isolamento del coronavirus ci ha portati a risparmi forzati. Aiutiamo chi rischia di non avere futuro. Compriamo in valle, compriamo in montagna. Sarà un’esperienza bella che ci permetterà di costruire una nuova rete di rapporti umani.

Anche così, andrà tutto bene.

 

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Il Rosa - Periodico di cultura alpina fondato nel 1962 a Macugnaga da Carlo Ravasio

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