L’Ossola ricorda don Pietro Silvestri nel 30° della morte
Domenica 6 febbraio alle ore 10.00 la comunità parrocchiale di Monteossolano ricorderà don Pietro Silvestri, parroco del piccolo borgo e poi anche di Bognanco Fuori, nella ricorrenza dei 30 anni della sua morte. Sarà presente anche una Delegazione della Seo-CAI Domodossola.
A Monteossolano saranno presenti anche le rappresentanze della Xª Delegazione del Soccorso Alpino di cui don Silvestri fu Delegato (1955-1982) subentrato a Paolo Bologna che di lui scriveva: «Don Silvestri era un giovane sacerdote originario di San Vittore Olona, giunto in Ossola nel 1955 appena ventiquattrenne per reggere la parrocchia di Monteossolano in val Bognanco, allora raggiungibile solo a piedi. Appassionato di montagna e di speleologia, prese subito a frequentare la sezione del CAI domese in seno alla quale istituì, coadiuvato da Sergio Novaresi, un Gruppo Speleologico”.
Don Pietro aveva frequentato i seminari diocesani novaresi (Orta San Giulio, Arona e Novara). Ordinato sacerdote il 29 giugno 1955 e subito mandato alla guida della parrocchia di Monteossolano dov’è rimasto per oltre trent’anni.
Don Pietro Silvestri si interessò di nivologia, fu responsabile per anni del Servizio Valanghe Italiano del CAI, di glaciologia e ci lasciò diversi trattati scientifici. A lui va anche il merito di aver portato alla luce negli anni, al Lago Kastel, un reperto di semifossile di Pinus Cembra L. che la datazione al carbonio fa risalire a 6500
anni fa, quando l'Ossola doveva essere ben diversa da oggi.
A Domodossola creò l’Istituto Studi Alpini Internazionali (ISAI). Nel 1954 prese anche il brevetto di “Portatore del CAI” (Aspirante Guida Alpina).
Luca Sergio di MeteoLive Vco ricorda don Silvestri nella sua veste di glaciologo: «Don Pietro Silvestri è il “parroco dei ghiacciai”. Fu anche speleologo, in particolare si dedicò alla Val Formazza. Tra il 1961 e il 1971 vennero pubblicati i suoi rilievi per conto del Comitato Glaciologo Italiano. Ho potuto portare a compimento alcuni importanti raffronti proprio grazie ai suoi rilievi fatti nella Campagna glaciologa del 1970: “Ghiacciaio di Aurona - Sopralluogo del 17 settembre 1970: Unghia frontale molto assottigliata, interessata sui due lati da abbondante materiale di crollo delle morene laterali. La pendenza del primo tratto è del 27%; la parte rimanente, fino alla bocchetta, presenta una pendenza
del 38%. È stato posto un nuovo segnale PS 70 a m 12,5 sull’allineamento precedente. Rispetto al 1969 è stato misurato un arretramento di 61 metri. Già a cavallo degli anni 60 e 70 si registravano perdite di 61 m a testimonianza che il regresso dei ghiacciai è iniziato già nel secolo scorso, nell’era post industriale. Negli anni 2000 stiamo assistendo alla loro totale scomparsa, ne siamo testimoni».
Un particolare ricordo di don Pietro Silvestri viene anche dall’Associazione “Figli della Miniera” di Pestarena. Il presidente Vincenzo Nanni rimarca: «Don Silvestri è stato l’artefice tecnico che ha raccolto il materiale dell’ing. René Bruck permettendo poi l’uscita del libro “La miniera d’oro di Pestarena”, dove viene raccontata e documentata la storia mineraria dell’oro del Monte Rosa. Scriveva don Silvestri: “Le miniere di Pestarena in Valle Anzasca, sui monti dell’Ossola, sono storia di miseria, come sempre in ogni parte del mondo lo sono state, anche se l’estrazione dell’oro aumenta ed il suo valore non diminuisce...sul mercato internazionale. Dal 1937 sino al 1943 Pestarena vive un periodo di rinnovato fervore produttivo con la messa in vista di almeno 300.000 tonnellate di minerale. La produzione media è di 10 g/t; la punta massima di prodotto annuo è toccata nel 1942 con Kg 407,8 di oro”.
Foto tratte dal volume Uomini e solidarietà - La storia del Soccorso Alpino in Val d'Ossola Ed. Grossi

Don Silvestri Pietro all'uscita da una grotta in Val Cairasca