I pasturìtt della Valle Antigorio
Incontriamo Gianni Matli nella moderna stalla di Premia in compagnia dei suoi figli Matteo e Cristian, giovani pasturìt che in alpeggio, durante l’estate, con cura e attenzione, due volte al giorno, cercano le vacche nei pascoli dell’Alpe Forno; le conoscono per nome e il loro compito è quello di riportarle nei pressi della casera di produzione per la mungitura.
La loro è una scuola di vita che insegna il rispetto, il saper apprezzare le piccole cose e la pazienza della ricerca. L’Alpe cresce pasturìt che un domani saranno uomini con valori ben definiti e che sapranno fermarsi ad apprezzare quello che il territorio offre. Adesso la stalla è vuota perché le 90 vacche brune pascolano nei dintorni al sole di ottobre. La temperatura è quasi estiva ma, dagli atteggiamenti di uomini e animali, si percepisce il cambio di stagione con la prossima neve che qui scende sempre copiosa.
Gianni ci parla però dell’estate trascorsa sui pascoli alti della sua valle Antigorio: “La stagione inizia a metà giugno nella piana di Devero dove saliamo con le prime vacche da latte. Qualche giorno dopo, costeggiando l’invaso di Codelago ci spostiamo per due settimane a Pianboglio, già nel comprensorio dell’alpe Forno. Il 20 luglio di solito saliamo nella casera estiva di Forno sovrastata dalla mole famigliare dell’Arbola o Ofenhorn di 3.236 metri”, la montagna rappresentativa di questa zona.
“L’alpe Forno, a 2.250 metri di altitudine”, spiega Gianni, è un vasto altipiano di circa trecento ettari, tempestato di laghetti, in una zona del comune di Baceno, tra le più belle delle Alpi. “La nostra azienda Albrun”, continua, “prende il nome dall’Albrunpass la storica bocchetta che permette l’accesso alla valle svizzera di Binn nel canton Vallese, ma è anche un richiamo alla contrazione di –allevamento bruna- di cui ci occupiamo da anni. Mio padre Secondino ha iniziato ad affittare questo alpeggio nel 1978. Dopo quasi mezzo secolo sale ancora ad aiutare me e mio fratello Piero nei mestieri alpestri.
Questa è una terra antica. Nel 1966 nei pressi del passo Marani lungo la via dell’Arbola, è stato rinvenuto, infisso nella roccia, un pugnale che gli storici attribuiscono all’età del bronzo. Qui cresce rigogliosa l’erba dei pascoli alti di scatta Minoia, Val Grande e la Satta impreziosita dalla Ligusticum Mutellina, l’erba che aromatizza i prodotti caseari.
Per gestire al meglio il pascolo, le manze asciutte vengono spostate verso l’Alpe della Valle, mentre tutta la produzione lattifera dell’alpe Forno durante i giorni di permanenza è utilizzata per la preparazione del formaggio Bettelmatt a cui la tradizione attribuisce l’antica funzione di merce di scambio e di beneficenza. Questo formaggio d’alpe è prodotto con latte crudo vaccino lavorato subito dopo la mungitura. L’alpeggio di Forno è gestito dagli affittuari Gianni e Silvano Matli che riveste, quest’ultimo, la carica di presidente del Consorzio degli otto alpeggi del Bettelmatt.
La vita che hai descritto ha un aspetto bucolico e di serenità. È sempre così?
Vivere in alpeggio a quelle quote significa essere consapevoli della fragilità dell’ambiente soprattutto durante i frequenti nubifragi, i violenti temporali o a volte le nevicate precoci che compromettono la sicurezza nostra e degli animali. Per questo, attraverso la fecondazione artificiale, siamo attenti al loro benessere cercando di allevare capi adeguati all’inalpamento in quota, con struttura fisica forte e agile. Queste attenzioni si riflettono anche sulla produzione lattifera garantita da animali sani.
Quali sono i problemi più preoccupanti che dovete affrontare?
Sicuramente l’aspetto burocratico è una componente gravosa del nostro lavoro. Bisogna affrontare a volte pratiche interminabili oltre che imprescindibili che non sempre vanno a buon fine. Siamo anche preoccupati dalla presenza in quota del lupo che potrebbe predare i vitelli anche se finora non dobbiamo lamentare nessun attacco.
Dopo due mesi di alpeggio arriva il tempo di scaricare.
A fine agosto, a malincuore, lasciamo l’alpeggio e scendiamo nelle stazioni intermedie di Devero dove produciamo anche burro, ricotta e yogurt che vendiamo nel negozio di Crampiolo, mentre la marchiatura pubblica delle forme di Bettelmatt prodotte viene fatta durante la festa dello Scarghé di Crampiolo, a settembre, e a Crodo durante l’evento Biancolatte di ottobre.
Come sverna la mandria?
Le vacche svernano con stabulazione libera senza essere vincolate da catene, sono decornate per evitare che si possano ferire o ferire inavvertitamente noi che le governiamo e dormono su appositi materassini ricoperti da uno strato di segatura. Ci sono leggi molto precise che regolamentano queste procedure che, giustamente, garantiscono la loro salute e la nostra tranquillità. La produzione lattifera invernale è destinata alla Latteria Sociale Antigoriana di Crodo di cui siamo soci.

