Feste Natalizie
Domenica 26 gennaio, con la rappresentazione del presepe vivente a Vanzone, finiscono in valle le feste dedicate alla natività. Questo evento antico , ricostituito una ventina di anni fa, compreso nelle molteplici feste celebrate in diversi paesi anzaschini, è legato alla tradizione dell’abete che viene portato in chiesa carico di doni.
Quest’albero che in tutto il mondo simboleggia il Natale, con la sua forma conica che si protende verso l’alto idealizza l’unione tra il terreno e il divino benché abbia origini pagane risalenti al secolo ottavo. Il presepe, che nella forma vivente si festeggia a San Carlo, Bannio, Castiglione, e Vanzone è stato introdotto nei primi decenni del 1200 da San Francesco d’Assisi previa autorizzazione di papa Onorio III.
Un altro santo popolare nella tradizione cristiana si festeggia domenica 19 gennaio nella comunità di Calasca che celebra la festa del patrono Sant Antonio Abate. In questa occasione la tradizione vuole che per un giorno nasca l’ Ordine dei Frati di Sant’Antonio che con alcuni asinelli carichi di doni si rechino in chiesa vestiti da cappuccini.

Sant’Antonio Abate, vissuto e morto in Egitto e raffigurato a volte con un maialino ai suoi piedi, è considerato il patrono degli animali domestici ai quali, per un giorno, concede il dono della parola. Anche questa festa è caratterizzata dall’abete natalizio carico di doni. In occasione della festa “dul Bambin” a Castiglione considerata da don Severino Cantonetti (1919-2015) storico parroco della parrocchia di San Gottardo, come la più antica dell’Ossola, si poteva visitare il museo dedicato al martire don Giuseppe Rossi beatificato la scorsa primavera.
Una nota di colore: all’interno del museo esposto in una teca aperta s’incontra uno zuccotto paonazzo accompagnato dalla didascalia: Pileolo di sua Eccellenza Mons. Leone Ossola lasciato per dimenticanza sul pulpito della Parrocchia di Castiglione il 28 settembre 1947 nella commemorazione di Don Giuseppe Rossi – Ad perpetuam rei memoriam!
Monsignor Leone Ossola ( Amministratore apostolico di Novara e successivamente Vescovo della stessa diocesi fino al 1951) ha avuto un ruolo non marginale nelle vicende finali della Liberazione tanto che i nazifascisti diffidavano di lui.
Per la sua attività di mediazione tra i partigiani e gli occupanti tedeschi la città di Novara gli attribuì il titolo di “Defensor civitatis” erigendogli un monumento.
