Camminando fra storia e leggenda
Un tranquillo trekking d’inizio stagione.
La rete sentieristica del Comune di Bannio Anzino permette di effettuare un comodo percorso ad anello praticabile tutto l'anno, con il quale si attraversano i tre principali borghi, ricchi di storia e di cultura.
A Pontegrande, unico centro del Comune servito dai mezzi pubblici, attraversato il Ponte sull'Anza, si arriva in località Pioda, le cui case e la chiesa di San Pietro e Paolo, sono costruite direttamente sul masso erratico, trasportato dal ghiacciai. Qui inizia la mulattiera che porta a Bannio.
Nell'estate del 1789 vi transitò il marchese ginevrino Horace-Benedict de Saussure che scrisse: “la mulattiera è così stretta che i carichi sulle some dei muli sbattono sulla roccia e sui muretti che cingono la pista”. Arrivati al bordo dell'altipiano banniese, si giunge in località Castelletto, con la sua cappelletta votiva eretta nel 1470 e restaurata più volte, l’ultima grazie ai “Mateon ad l’arcon”.
La storia narra che il 6 aprile 1495 (neanche un anno dopo il miracolo avvenuto a Re), l'affresco raffigurante la Madonna con il Bambino venne colpito da un proiettile di fucile: il colpo raggiunse il collo dell’immagine dando luogo ad una miracolosa fuoriuscita di sangue. Sono tuttora visibili la ferita e le macchie ma purtroppo i tessuti intrisi di sangue, conservati nell'archivio parrocchiale, andarono distrutti nell'incendio del 1716.
Pochi passi ed ecco Bannio, 669 m. Il paese ha origini leggendarie.
Si narra che avrebbe dovuto sorgere in località Gabi di Pontegrande, ma gli abitanti di allora, mentre procedevano ai lavori, si accorsero che un uccellino tutti i giorni cinguettava insistentemente intorno a loro, poi raccoglieva un ramoscello che depositava in una folta boscaglia nel mezzo di un incantevole pianoro e proprio là decisero di costruire la chiesa.
A ricordo dell’episodio, tutti gli anni, durante la S. Messa della notte di Natale, viene fatto riecheggiare il canto dell’uccellino. Bannio era già abitato in epoca romana, testimonianza ne è la necropoli risalente al 100 a.c. scoperta nel 1953 nei pressi delle scuole elementari.
Bannio era l’antica capitale della Valle Anzasca.
Sede della prima parrocchia, staccatasi da quella di Pieve Vergonte. Il paese, dalle eleganti case e le vie lastricate, è sede della Milizia Tradizionale, gruppo storico devozionale, consacrato alla Madonna della Neve, risalente al 1622. Proseguendo si raggiunge la località San Bernardo, con l'Oratorio di San Rocco risalente al 1700. Un tempo, questo era il punto in cui il sacerdote accoglieva i feretri provenienti dalle frazioni alte o dagli alpeggi. Oggi il passaggio del corteo funebre è salutato col suono della campana. Alternando la mulattiera con tratti di strada carrozzabile si attraversano gli abitati di Parcineto, qui a Crusc Prea, diparte la Via verso la Valsesia. attraverso il Colle Dorchetta. Il cammino prosegue in leggera discesa fino a raggiungere la località Pray.
Qui è posto il più antico (1491) dipinto esistente a Bannio.
Si raggiunge Valpiana, da dove in breve tempo si scende sulla sponda del torrente Olocchia, comodamente attraversabile sul massiccio ponte. Subito dopo si incrocia la “Via per Sant'Antonio” ossia il percorso seguito dai pellegrini valsesiani diretti al Santuario di Sant'Antonio da Padova ad Anzino. Con la moderna classificazione possiamo dire che le traversate da Carcoforo, Fobello, Rimella in Val Sesia sono itinerari di difficoltà media (E), mentre da Campello Monti (Val Strona) il sentiero è indicato EE.
Il termine "Via per Sant'Antonio" è stato coniato dal Gruppo Escursionisti Val Baranca quale omaggio a don Giuseppe Vanzan, parroco di Fobello, per i suoi quaranta pellegrinaggi annuali da Fobello ad Anzino (e ritorno).
Subito dopo il ponte il sentiero gira a sinistra, e con percorso semi pianeggiante si giunge all'alpe Baulina poi, lasciato sulla destra il sentiero che sale a Rondirenco con la Val Rosenza, l'alpe Riale, il rifugio e il Corno di Scarpignano (croce illuminata) si scende ad Anzino. Prima di entrare in paese, l’itinerario coincide con l’artistica Via Crucis, risalente al 1700 e affrescata da Lorenzo Peracino. Anzino fu Comune autonomo fino al 1928. Lasciato il paese si scende per ripidi tornanti verso Pontegrande, attraversando il ponte in stile romanico, ad unica arcata e alto trenta metri sul rio Olocchia.
In breve tempo si torna a Pontegrande, punto di inizio e di chiusura del nostro percorso. Il paese deve il suo nome al grande ponte, eretto nel 1858 e composto da cinque arcate.