L’Oasi faunistica del Monte Rosa
Oltre cinquant’anni fa la sua istituzione
L’oasi faunistica di Macugnaga ha oltre mezzo secolo di vita. Istituita nel 1969, con decreto dell’allora Ministero dell’Agricoltura e Foreste, su una superficie di 2750 ettari sul versante orientale del Monte Rosa, è compresa nella zona che va dal canalone Marinelli al canale di Isella.
Protezione della natura in tempi non sospetti e con un record: fu promossa dai cacciatori di Macugnaga e permise la reintroduzione dello stambecco sulle Alpi Pennine.
L’area è visitabile camminando sul sentiero naturalistico realizzato dal CAI Macugnaga e la cui percorrenza è garantita ogni anno dall’enorme lavoro gratuito svolto dai volontari della sezione. Nel cuore della riserva vi sono quattro rifugi e bivacchi.
Il bivacco “A. Pala” a Hinderbalmo fu uno dei primi appartenenti alla nuova generazione dei ricoveri alpini: non un manufatto di lamiera, ma il recupero di una vecchia baita nel più assoluto rispetto dell'architettura alpina. Realizzato nel 1978 dal CAI di Macugnaga, fu il prototipo dei ricoveri escursionistici che si sono diffusi alla fine del Novecento sulle Alpi. Dietro la sua realizzazione ci fu la visione di una frequentazione escursionistica, e non solo alpinistica, della montagna basata sul pieno rispetto dei valori storici e ambientali.
Due anni prima, nel 1967, fu istituita la Riserva Naturale Integrale della Val Grande (973 ettari), meglio conosciuta come “Riserva integrale del Pedum” perché i versanti occidentali e settentrionali della montagna ne definiscono il territorio di tutela. Nel 1970 viene istituita la Riserva Naturale Orientata del Mottàc (2410 ettari) con vincoli di protezione meno rigidi: è permessa l’attività escursionistica e gli interventi ricostitutivi degli equilibri ecologici. Le due riserve furono amministrate dal Corpo Forestale dello Stato e da quel primo nucleo nacque nel 1993 il Parco Nazionale della Val Grande. Nel 1979 la Regione Piemonte istituì il Parco Naturale Alta Valsesia che tutela l’area montuosa fino alla Punta Gnifetti e costituendo quindi il parco più alto d’Europa. Le due istituzioni hanno un’amministrazione, piani di gestione e sistemi di vigilanza, cospicui investimenti pubblici di lungo periodo.
L’Oasi di Macugnaga, nonostante i pregi naturalistici e ambientali di valore assoluto e il volontariato del CAI, ad oltre cinquant’anni dalla sua istituzione è rimasta una “riserva di carta”.
Fino a quando?
© Foto: Marino Bettoni e Massimo Cornaggia