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Un normale giorno di lavoro in emergenza Covid-19

Siamo persone addestrate che hanno scelto una professione
Sono infermiere professionale dal 1994 e ho sempre lavorato nell’ambito dell’emergenza; prima presso la Terapia Intensiva Cardiochirurgica dell’ospedale S. Raffaele di Milano, successivamente in Terapia Intensiva e 118 in Provincia di Alessandria e da qualche anno lavoro nel Verbano sempre in Area Critica (Terapia Intensiva prima e 118 ora) inoltre con la mia compagna Natalia (infermiera anche lei) facciamo parte della componente sanitaria del Soccorso Alpino.

In tutti questi anni sul campo, di emergenze ho dovuto affrontarne parecchie, ma mai mi sarei aspettato di dover prestare soccorso durante una pandemia come quella che ci ha colpiti e che
inizialmente è stata sottovalutata e ci ha colto impreparati. È difficile in poche righe descrivere tutto ciò che è successo in questi mesi in cui il virus è entrato nelle nostre vite… allo smarrimento e alla paura iniziale, essendo consapevole di essere una delle categorie più esposte al contagio, è poi subentrata la tenacia e un po’ di coraggio nell’affrontare questa emergenza che ha costretto ad una morte senza dignità tante persone…
L’intervento di un mezzo di Soccorso avanzato inizia solitamente con una telefonata da parte della centrale operativa 118 che da’ informazioni ( indirizzo del chiamante e codice di intervento a seconda dell’evento e della gravità ) e in pochi istanti si e sul mezzo diretti sul luogo d’intervento… con l’insorgere della pandemia tutto è cambiato; il tempo che intercorreva tra la chiamata della Centrale alla partenza del mezzo si è dilatato tantissimo poiché alla comunicazione dell’operatore di centrale di un “ Codice Sospetto Covid-19” segue la vestizione con i Dispositivi di Autoprotezione prima della partenza… si indossa la tuta dentro la quale dopo pochi minuti il caldo e l’umidità diventano insopportabili, la maschera filtrante che ti manda in affanno quando magari devi fare quattro piani di scale per raggiungere il paziente, il doppio paio di guanti e gli occhiali protettivi che si appannano in continuazione e ti portano a lavorare un po’ alla cieca, poi finalmente si parte.. quando arrivi a destinazione e scendi dall’ambulanza vedi dalle finestre dei palazzi gente che ti guarda incuriosita come se fossi un alieno; entri in casa del paziente, lo valuti e sembra essere la fotocopia di quello appena lasciato in pronto soccorso poco prima: 75 anni, nessuna patologia particolare se non i suoi anni che passano in compagnia della moglie e dei figli, febbre e grave difficoltà respiratoria che non migliora nemmeno con la somministrazione dell’ossigeno… dai uno sguardo d’intesa al medico che opera con te e comunichi ai parenti che occorre portarlo in ospedale; lasci il tempo ai famigliari di salutarlo, siccome loro in ospedale da protocollo non potranno più venire, consapevole del fatto che probabilmente quella è l’ultima volta che lo vedranno, e dentro quella tuta, sotto a quella mascherina e occhiali ti sale lo sconforto e ti viene da piangere.
Arrivati in Pronto Soccorso consegni il paziente a colleghi ancora più stravolti di te, costretti a turni straordinari massacranti, irriconoscibili dentro a quelle stesse tute e mascherine che indossiamo noi ma a differenza nostra, loro per magari per dodici ore filate… torni in sede e procedi alla svestizione e disinfezione stando attento a non contaminarti; molte volte non facciamo in tempo a completare la svestizione e la sanificazione dell’ambulanza che il telefono suona nuovamente: è la Centrale Operativa: “ Sospetto Covid”… ci si riveste e si riparte…
Al termine delle dodici ore di turno sei stravolto e ti senti più un “monatto” della peste del Manzoni che un Infermiere; sali in macchina e nel tragitto verso casa ti sale di nuovo lo sconforto e gli occhi ti diventano lucidi; arrivi a casa, ti svesti prima di entrare, metti tutto in lavatrice con disinfettante con il terrore di portare a casa ai tuoi cari il virus, fai una doccia e ti butti stravolto a letto… Il giorno dopo ti informi sui pazienti con grave difficoltà respiratoria che hai accompagnato in pronto soccorso: sono deceduti entro le dodici ore dal ricovero… TUTTI… SOLI.
Ora siamo alla fase 2 della Gestione della pandemia; ad oggi mentre scrivo in Italia ci sono 57752 positivi conosciuti, sono deceduti 32735 nostri concittadini - tra questi 120 Medici e 30 Infermieri alcuni dei quali miei colleghi in passato - e i guariti dopo cure sono 138840. Sui giornali leggo spesso la parola “eroi” e di personale in prima linea quando si parla di infermieri … non siamo eroi ma persone addestrate che hanno scelto una professione e che la svolgono con passione e non ci sono infermieri in prima e seconda linea… siamo tutti sulla stessa linea a combattere questa pandemia.

Nella foto un "esercitazione di Soccorso Alpino in zona boscata" - © Luca Tondat

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