Le risorse della montagna
Le risorse che la Terra offre all’uomo non sono infinite e soprattutto non sono uniformemente distribuite. Non tutte le regioni del pianeta hanno il petrolio, il rame o le “terre rare”. Le Alpi sono povere di materie prime ed è finita l’esperienza storica dell’attività mineraria (oro, ferro, rame). È una fortuna per le Alpi perché non possono suscitare appetiti inconfessati e attirare venti di guerra. Eppure, siamo convinti, le Alpi hanno risorse preziose e potenti per gli uomini di oggi: acqua, boschi, aria buona, natura: si chiamano valori ecosistemici. Valori forti quanto estremamente fragili.
Il nostro Giulio Frangioni ha scoperto i documenti di un progetto del 1908 per realizzare una ferrovia in Valle Anzasca che avrebbe portato i turisti a Macugnaga, da dove una funivia, “con tunnels e pozzo ascendente”, sarebbe salita sulla Cima Jazzi dove sarebbe stato realizzato un albergo di gran lusso; quindi discesa a Zermatt e rientro a Briga. Due anni prima era stato realizzato il tunnel ferroviario del Sempione, allora il più lungo del mondo. Tutto poteva essere fatto!
Il progetto prevedeva anche una ferrovia da Domodossola fino alla Val Formazza per poi collegarsi alla linea del Furka e del Gottardo attraverso il passo San Giacomo. Insomma: le Alpi in ferrovia per guardare montagne e ghiacciai comodamente seduti nel vagone di un treno (con magari annesso vagone ristorante panoramico).
Era un modello di primo Novecento di urbanizzazione delle Alpi. Le Alpi come la città, con stazioni ferroviarie come cattedrali del progresso. Ovviamente non se ne fece nulla. Architetti visionari e politici in corsa avevano vissuto un effimero momento di gloria!Sono passati oltre cento anni sulle Alpi (la fine del mondo contadino tradizionale, il turismo di massa, …), eppure il progetto del 1908 richiama all’attualità. Penso al Walser Express, all’ipotizzato collegamento Macugnaga – Saas Almagell, alla ricorrente ipotesi di un tunnel tra Formazza e Bosco Gurin, ma soprattutto ad “Avvicinare le montagne” (il collegamento funiviario tra San Domenico e l’alpe Devero nel cuore delle Alpi Lepontine). Richiama anche al progetto del vallone delle Cime Bianche in Val d’Aosta, il collegamento tra la Val d’Ayas, Cervinia e Zermatt.
120 anni fa l’idea era di traversare le Alpi in ferrovia, oggi comodamente seduti in cabinovia riscaldata con sicuri punti di appoggio lussuosi e in quota. Tutto quello che le Alpi non sono mai state. Un filosofo della storia ha detto che la storia si ripete, mai uguale, ma si ripete. Un triste esempio lampante. Ovviamente, allora come oggi, non se ne farà nulla (o quasi vista la pista da bob di Cortina 2026 dopo l’esperienza di Torino 2006). Ma un tarlo rimane.
Perché questi progetti nascono da città che vogliono trasformare le montagne a modello loro? Le Alpi hanno una forza e una debolezza: la forza di una natura potente e meravigliosa che altri possono solo invidiare, la debolezza di una cultura succube della modernità cittadina. Sta ai nostri giovani lavorare per questo “riscatto culturale” delle Alpi. Mario Rigoni Stern, il “grande vecchio” della cultura alpina, se ne convinse oltre cinquant’anni fa. Il 27 novembre 1967 scrisse su “Il Giorno”: “Non sono certo i soldi di un boom edilizio che fanno un paese, nemmeno la civiltà dei consumi, ma la pazienza di un lavoro a lunga scadenza, programmato, l’amore per i doni della natura; il coraggio di saper dire di no a certe assurdità, che se anche al presente si vedono vantaggiose, in un prossimo o lontano futuro, senz’altro sarebbero deleterie”. 120 anni fa le Alpi in ferrovia. Oggi in seggiovia. La storia mi insegna che le “nostre” Alpi vanno camminate a piedi.
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