Uno squarcio nel palmer
“Il ciclista, pedalando sotto il sole, tra la neve o la pioggia battente, evoca una figura epica, quasi eroica, muta e solitaria nella sua gara contro il tempo”. Iniziava così la mia prima intervista a Lucio Pirozzini nel settembre del 2010. Nel 1968, ad appena 16 anni, comincia a gareggiare accompagnato da suo padre Andrino e da Tini Ecardi, mitico fisarmonicista di Cimamulera.
“Ho ancora vivo il ricordo di una gara sul lago di Viverone” raccontava Lucio “sotto un sole cocente. Mio padre mi seguiva alla guida di una Giulietta e Costantino, sporgendosi dal finestrino mi spruzzava con una brentina che solitamente usava per bagnare la vigna”.
Aveva una forte passione per il ciclismo su strada, ma i risultati stentavano a venire finché, un giorno, gli consigliarono di dedicarsi alla “mountain bike”. Con una bici fuori misura, prestatagli da un amico, si aggiudicò il terzo posto nella prima gara. Da allora, l’attività sportiva di Lucio diede la stura a risultati sensazionali che lo portarono nella categoria Supergentleman ai vertici del mondo.“C’è un uomo solo al comando” avrebbe detto Mario Ferretti. Si perché il ciclista anzaschino annullava tutte le ambizioni degli avversari tanto da battezzarlo, evocando Eddy Merckx, “il cannibale”.
Nel marzo 2011 sono a Vanzone davanti al camino della sua casa con Beyti, il suo Rottwailer che mi dorme accanto. Itala gira per casa, prepara il caffè, corregge i suoi interventi. Itala, la sua compagna, è il suo vero trainer. Lo segue ovunque in ogni stagione e lo aiuta a vincere. “Continuano a scrivere “forte alpino anzaschino” oppure “alpino di Macugnaga”, dice ridendo, ma in realtà io sono di Pontegrande, abito a Vanzone e ho fatto il militare in aeronautica.”
Dal gennaio di quest’anno ha vinto il Campionato regionale di ciclocross a San Ponso (TO) il 9 gennaio, il Campionato Italiano di Busalla (GE) il 16 e, ciliegina sulla torta, lo scettro di Campione Europeo a Castelseprio (VA), il 30 gennaio. Si è aggiudicato anche il trofeo “Master Garbo” di ciclocross, organizzato tra le provincie di Novara, Verbania, Varese e Milano, vincendo tutte le venti gare di cui è composto. Nel luglio 2010 sull’altipiano di Folgaria della Magnifica Comunità degli altipiani cimbri si aggiudica la piazza d’onore nel campionato mondiale di mountain bike. E non sarà l’unica volta. Nel 2012 il Panathlon del Mottarone l’ha eletto atleta dell’anno con Filippo Ganna e Valentina Greggio “per aver costituito con il comportamento esemplare e i brillanti risultati ottenuti, un importante riferimento per lo sport e un solido esempio per i giovani”. Nell’anno 2015, nelle tre specialità (Ciclocross, mountain bike e strada) ha vinto più di centoventi gare.
“La stagione della Mountain Bike”, continua Lucio, “inizia a gennaio e finisce a settembre. Io ho vinto tutte le gare che ho disputato”. Il 18 gennaio, presso il Parco della Cinofila di Bettole- Borgosesia (VC) ho corso il Challenge Europeo. Questa volta il percorso era piatto e non mi piaceva, ma ho dovuto onorare la nuova divisa tricolore regalatami dal patron Giulio Moretti. Ho vinto con un buon distacco “massacrando” il favorito e pluridecorato Guarnieri”.
Avverte il mio stupore e dice: “Io corro sempre, con la pioggia e con il sole, a volte giungo al traguardo irriconoscibile tanto è il fango che mi ricopre. L’impegno non mi manca. Poi si vedrà!” Forte è la carica umana che sprigionano i suoi discorsi velati da una sottile ironia che contraddistingue la sua personalità. Si avvicina, parla sottovoce: “nel 2014 sono stato battuto in volata dal veneto Garofolin perdendo il campionato italiano di M.B. a Borgodale ma, detto fra noi, Garofolin avrà anche vinto quel giorno con assoluto merito, ma appena tagliato il traguardo si è infilato con la ruota in un buco incappando in un memorabile capitombolo”, ride battendo la mano sul tavolo! Poi c’è stata l’ultima intervista il 10 novembre 2022, mi aveva contattato per dirmi cose importanti, voleva annunciarmi che aveva smesso con le gare, il cardiologo lo aveva consigliato così; ma non ha appeso la bici al chiodo, perché capitava sovente di incontrarlo con la divisa dell’Auzate faticare sulle salite dell’Anzasca. “Allora questo è l’ultimo articolo” chiedo, allarga le braccia.
D’improvviso, nell’agosto dello scorso anno, viene a mancare Itala. Itala compagna e trainer, amica, coach, guida. La strada ora è troppo in salita anche per Lucio che ha vinto tre titoli mondiali, sei titoli europei e diciotto italiani. Infatti l’ultimo articolo è questo che scrivo quando lui non c’è più. La sua vita di campione è finita il 17 febbraio, improvvisamente, senza applausi. Come uno squarcio nel palmer.
