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Alda Revel e Iolanda Valci, memorie storiche di Formazza

Cugine e amiche fraterne, le ho conosciute nell’estate 2013 in frazione Valdo di Formazza, intente a conversare in titsch, l’antico idioma alemanno ancora parlato in valle, nella cucina di Iolanda.  Il piglio deciso di Alda si rifletteva nel tono della sua voce, le sentivo chiacchierare fittamente già dal pianerottolo; mi bastava bussare alla porta di entrata, chiedendo “permesso” e avveniva un subitaneo passaggio all’italiano da parte di entrambe. 

In quella cucina regnava il sorriso, anche i muri profumavano di torta e non mancava mai la scorta di biscotti per numerose amiche che venivano il pomeriggio a bere tè e caffè. 

Le ho frequentate in tutti questi anni, soprattutto la domenica pomeriggio, in tutte le stagioni. Gli argomenti di conversazione spaziavano dal tempo atmosferico, agli acciacchi fisici, dalle ricette di cucina, ai lavori a maglia, dalle novità in paese, alla severità e durezza dei tempi passati. E la conclusione dei lori discorsi era sempre la stessa; quasi in coro e con convinzione dicevano con foga: “una volta, quando eravamo giovani, erano tempi duri, ma sapevamo affrontarli e divertirci tutti insieme”.

Con pazienza e piacere mi hanno insegnato a realizzare pantofole e sciarpe ai ferri lavorati con punti stretti e senza il bisogno di inforcare gli occhiali, a preparare torte “a occhio” che avevano sempre qualche segreto per una perfetta riuscita, a raccogliere ricette e rimedi antichi, ad osservare il cielo e le nuvole per poi prevedere il tempo atmosferico, ad usare la calma, perché i loro gesti erano lenti e saggi. 

Alda Revel nasce a Formazza nel 1926 da Adriano Revel, guida alpina di Courmayeur e da Emlia Zertanna, sposa Luigi Anderlini e abita in frazione Ponte di Formazza. Conosciuta da tutti, la si incontrava spesse volte per le vie del paese con la figlia Gisella; ti si avvicinava con un sorriso smagliante e con un saluto energico e nelle conversazioni risuonava la sua ilarità; è stata un’instancabile volontaria nelle feste popolari paesane e negli eventi enogastronomici, in particolare nella Walser Häpfla Fest, per cui ha preparato gli gnocchi fino a pochi anni fa. Abilissima nel lavorare a maglia e nel gioco delle carte, era animata da un forte spirito di aggregazione. 

Si spegne dopo numerosi ricoveri ospedalieri lo scorso maggio 2025.

Iolanda Valci nasce a Formazza nel 1932 da Egidio Valci ed Emma Zertanna, sposa Ettore Valsesia e vive a Valdo. Era abilissima nel ricamo e nel lavoro a maglia, era molto precisa nella gestione della casa, nei lavori dell’orto ( preparato e curato da sola fino al 2024, a  volte con l’aiuto di Alda ) e nella cura dei fiori . Iolanda era anche abile cuoca, soprattutto di dolci, le sue torte andavano a ruba nell’incanto delle offerte presso la Chiesa di Valdo e tra i vicini della frazione. Nel 1979 decise di trascorrere il periodo estivo a 2480 metri, presso il Rifugio Città di Busto gestito dal figlio Marco, per lavorare in cucina, dove riceveva apprezzamenti da tutti gli avventori e dove rimase per quasi vent’anni. 

Tornata alla sua casa in paese, diventa vera e propria “sentinella” della frazione, punto di riferimento per vicini e turisti di passaggio. 

In occasione del Natale, Iolanda si dava da fare per preparare i Kruschli ( dolci tipici della tradizione formazzina ) di cui possedeva preziosa ricetta, condividendone i segreti ed i gesti con i vicini di casa.  Ancora nell’ultimo periodo della sua vita, vigilava sull’arrivo delle derrate e delle attrezzature necessarie per il lavoro in Rifugio, ora gestito dal figlio Michele. 

Iolanda si spegne dopo un breve ricovero nell’agosto 2025.

Alda e Iolanda erano divulgatrici di aneddoti, memorie storiche di Formazza, depositarie di cultura materiale; possedevano una memoria “di ferro”, erano socievoli, gioviali, determinate, instancabili, disponibili nei confronti del prossimo, curiose e di spirito.  Erano entrambi portatrici di qualità umane che oggi diventano valori inestimabili. 

La perdita di Alda e Iolanda, già di per sé dolorosa, diventa più triste per la consapevolezza che, con loro, si estinguono una parte di memoria del passato, un tesoro di saperi ed una saggezza, unita ad un senso fatalistico, che aiuta nelle avversità della vita. 

E’ difficile colmare il vuoto che hanno lasciato in paese e nella vita di chi le ha amate, non resta che custodire la loro memoria e continuare a trasmettere quello che ci hanno insegnato. 

Da sinistra , Alda Matli, Alda Revel e Iolanda Valci....tre cugine davanti alla chiesa di Valdo.

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