La Resistenza in valle Anzasca
A ottant’anni dall’istituzione della Repubblica dell’Ossola e reduci dalla beatificazione di don Giuseppe Rossi ufficializzata a Novara lo scorso 26 maggio, riconoscendolo martire dopo che venne assassinato dai fascisti il 26 febbraio 1945, la Casa della Resistenza di Verbania Fondotoce e il comune di Calasca-Castiglione hanno presentato a Colombetti il progetto La Resistenza in valle Anzasca.
La sindaca Silvia Tipaldi, prima di cedere la parola a Franco Chiodi presidente provinciale ANPI e allo storico della Casa della Resistenza Andrea Pozzetta ha precisato che la mostra, composta da quattro pannelli esplicativi, fornisce un approfondimento storico sulla resistenza in valle Anzasca perché se ne parla ancora in modo discordante. Questa può essere l’occasione per chiarire alcuni aspetti storici.
La sindaca ha auspicato che la mostra possa ampliarsi e coinvolgere anche altri comuni ossolani e dell’intera provincia. “Da un’idea scaturita da Maria Grazia Medali sindaca di Pieve Vergonte e Silvia Tipaldi sindaca di Calasca-Castiglione possiamo tentare di riscoprire e valorizzare personaggi marginali che sono stati protagonisti importanti nella resistenza del VCO” afferma Franco Chiodi. “Attilio Moneta , ufficiale dell’esercito a cui venne affidato il comando della Guardia Nazionale nella Repubblica Partigiana, è stata messa in secondo piano, oscurata dall’incombente figura di Di Dio con il quale ha condiviso la sorte a Finero. Per questo la mostra allestita oggi a Colombetti è una partenza verso un programma di studi e approfondimenti in vista anche della ricorrenza della Liberazione in programma il prossimo anno. Bisogna approfondire questi argomenti alla luce di quello che sta avvenendo oggi quando si torna a parlare di bombe atomiche. I partigiani di ottanta anni fa, continua Franco, hanno combattuto per dire basta alla guerra. La nostra Costituzione è contro quei valori di cui la destra è erede, è nata contro il fascismo, contro il razzismo, per la libertà, la democrazia e la pace.
Perché raccontare la resistenza dopo ottant’anni si chiede Andrea Pozzetta? “Perché la storia ci fa comprendere meglio la realtà in cui viviamo. Per indagare i fatti perché è da quegli avvenimenti che derivano i valori della Costituzione. Vogliamo raccontare la resistenza locale senza reticenze consapevoli che, a volte, le formazioni partigiane si sono rese protagoniste di crimini che poco avevano a che fare con i valori che propugnavano. Nell’ottobre del 44 Pippo Coppo, sovraintendente e organizzatore garibaldino appartenente al partito comunista scrive: ” La valle Anzasca fu la vallata dove i garibaldini si attennero ad una condotta quasi fascista”. Questi atteggiamenti, continua Andrea, danneggiavano la resistenza locale perché senza l’aiuto della popolazione la lotta partigiana non avrebbe potuto esprimersi. Il clero ha avuto importanti personaggi a sostegno attivo della resistenza, basti pensare a don Cabalà e don Sisti Bighiani, ma in generale i parroci, invisi dal prefetto nero Vezzalini, rappresentavano l’ancora a cui aggrapparsi in quei tempi bui.
Il martirio di don Giuseppe Rossi maturato all’interno della lotta di liberazione, esula dal contesto resistenziale mantenendo fede all’asserzione stampata sull’immaginetta ricordo dell’ordinazione sacerdotale del 29 giugno 1937 in cui si legge: “Darò quanto ho, anzi tutto me stesso per le anime vostre”. Andrea termina dicendo che dopo le stragi nazifasciste e il terrore riversato sulle popolazioni, la Repubblica dell’Ossola e, in seguito la promulgazione della Costituzione hanno affermato il principio della dignità umana come valore costituzionale inviolabile.
