Chiude un altro negozio a Calasca-Castiglione
E’ di questi giorni la notizia della chiusura dell’unico negozio di alimentari del comune di Calasca-Castiglione, il più popoloso della valle Anzasca. Il comune anzaschino risulta quindi essere la prima comunità di valle ad essere sprovvista di una rivendita di prodotti di prima necessità. Gestito negli ultimi vent’ anni da Cinzia Piana, il negozio di Antrogna è uno dei tanti esercizi commerciali a chiudere battente incalzato anche dalla concorrenza dei supermercati di fondovalleche offrono una distribuzione diversificata e moderna.
Se si tralasciano i centri a grande vocazione turistica dove si avverte un timido incremento delle attività commerciali, i piccoli paesi hanno perso la quasi totalità dei loro esercizi. Nel così detto boom economico del secondo dopoguerra il comune di Calasca Castiglione vantava dieci negozi di alimentari, due macellerie e due mercerie. Nel 1965 contava 1230 abitanti ma, negli anni,ha dovuto fare i conti con una decrescitadi oltre il 50% portando la popolazione attuale di poco superiore alle 600 unità. Nell’inverno di 59 anni fa, il consiglio comunale di Domodossola è chiamato ad esprimersi sulla possibilità di impiantare un supermercato in città.
Il settimanale Risveglio Ossolano del 4 marzo 1964 riporta: “l’amministrazione ha dato parere favorevole unanime, ravvisando giustamente in questo mezzo commerciale moderno la possibilità di portare ai consumatori i prodotti di maggior consumo a prezzi di concorrenza”.
Il beneplacito municipale ha dato la stura a una gragnuola di polemiche durate per mesi e che hanno coinvolto non solo commercianti e consumatori ma anche partiti politici e organizzazioni sindacali. La storia e l’evoluzione fanno il loro corso ma forse era il caso di incentivare con sgravi fiscali la capillare presenza sul territorio di queste micro economie? O invece è l’inevitabile corso della storia a determinare gli avvenimenti?
A causare l’esodo verso i nuovi supermercati, più del risparmio in se, era il bisogno d’evasione. Una giornata lontani dalla lenta quotidianità attirava più dell’attenzione all’economia sparagnina delle famiglie. Assuefatti dal solito impervio orizzonte di boschi e montagne gli spostamenti in corriera costituivano uno svago. In quegli anni il servizio era svolto dalle autolinee Moalli di Domodossola (nel 1969 la ditta Autoservizi Comazzi apriva una filiale in città).
Le corriere annunciavano l’ imminente arrivo suonando ripetutamente il clacson bitonale approssimandosi alla fermata. Il sabato erano stracariche, mattina e sera, con persone in piedi lungo il corridoio. La corriera del mattino trasportava un’ umanità composita: studenti, lavoratori, contadini, uomini e donne che andavano al mercato a spendere i pochi soldi che avevano. Famosa la banconota da diecimila lire con Michelangelo raffigurato al recto, che abbraccia il periodo dal boom economico agli anni settanta. Qualcuno scendeva attratto dai nuovi prodotti che apparivano sul mercato. boscaioli, abituati a maneggiare l’accetta e la roncola, spiavano le prime motoseghe in mostra sui banchetti. La Homelite “la motosega più leggera del mondo” era la più ambita ma l’italiana Landoni era più economica. La “reclame” specificava “Landoni, segatrici individuali a catena” perché fino a pochi anni prima quelle macchine si manovravano in due.
A Domodossola, città di riferimento per tutti gli ossolani, le occasioni per svagarsi non mancavano: una visita al mercato settimanale del sabato (risalente al periodo dei Leponzi) prima di una scappata alla Trattoria da Gildo dove, a prezzo fisso, si poteva consumare una scodella di trippa accompagnata da una michetta e un quarto di vino, costituivano un insolito diversivo.
L’apertura dei supermercati, con prodotti nuovi e stuzzicanti reclamizzati da “Carosello” ha ancora di più accentuato l’attrazione per questo nuovo tipo di commercio a scapito delle piccole realtà commerciali delle valli. E’ un fenomeno che nasce con il mercato stesso e gioca sulla curiosità delle persone potenziali clienti di prodotti di cui, a volte, non abbiamo alcun bisogno.