Tra stalle, alpeggio e Bettelmatt
“La nostra famiglia è sempre stata legata alla zootecnia di montagna e all’attività agricola”, racconta Roberto Pennati, classe 1959, nella sua stalla di Crodo in compagnia dell’amico Ferruccio Del Zoppo. È una chiacchierata spontanea, al profumo di fieno e al suono dei muggiti delle vacche. “Tutto inizia con il nonno e con papà Remo che intraprende l’attività a Premia, negli anni ’50, inizialmente solo con una decina di animali. Siamo tre fratelli e insieme al più giovane abbiamo fondato l’Alpen”, contrazione della parola allevamento e del cognome Pennati.
La prima stalla, quella di Premia, risale agli anni ’80 e venivano allevate vacche da latte, poi la famiglia è cresciuta e così anche le esigenze, per questo sono stati acquistati nuovi terreni e nel 2000 una nuova struttura a Crodo, che in passato era una porcilaia di proprietà della latteria; “l’idea era di allevare i maiali con il siero di scarto, ma il progetto non è mai decollato”.
Adesso a Premia vengono allevate 50 manzette, a Crodo 50 vacche piemontesi e a Roledo, l’ultima stalla più recente (un tempo “cooperativa Piaggino”) è stata adibita per le vacche da latte; 110 capi tra Brune e Frisone. “Dopo la recente ristrutturazione abbiamo installato due robot di mungitura, ciascuno dei quali munge 60 capi e perciò abbiamo circa 110 capi”.
Anche per la famiglia Pennati, la tradizione dell’alpeggio è molto sentita “a inizio estate saliamo nel pre alpeggio di Aleccio (1.500 metri) con le piemontesi e le manze che, successivamente, pascolano a Matogno, in Valle Agarina, mentre con la restante parte delle vacche da latte andiamo al Vannino a quota 2.194 metri. Ormai da 59 anni siamo gli affittuari”. L’alpe, situata in territorio di Formazza, è di proprietà del comune di Premia.
Anche in Vannino batte il cuore morbido del Bettelmatt che “si inizia a produrre da inizio luglio fino a inizio settembre. È la nostra chicca”, precisa Roberto “perché in inverno il latte lo vendiamo in latteria a prezzo industriale, invece con questo tipo di formaggio riusciamo a far quadrare i conti”. Come sempre la produzione varia a seconda dei giorni o degli animali, ma mediamente sono circa 700 le forme prodotte durante i mesi estivi.
Il comune di Premia è sempre stato attento alla cura dell’alpeggio, “la prima ristrutturazione è avvenuta nel ’96 con una piccola sala mungitura e un mini caseificio. Abbiamo un vecchio stallone che risale agli anni ’20, quando è stata costruita la diga, e due anni fa grazie alla vincita di un nuovo bando inizieremo presto una nuova ristrutturazione”.
L’alpeggio dei Pennati è servito da una strada che annualmente necessita di manutenzione, ma che “è fondamentale, perché senza di essa il trasporto verrebbe fatto ancora a mulo. Un tempo utilizzavamo anche la funivia ENEL, poi è stata smantellata”.
A occuparsi delle attività estive in quota è lo stesso Roberto, aiutato da sua nuora, dalle giovani nipoti e per circa due settimane anche dai ragazzi dell’Istituto Silvio Fobelli di Crodo. I gesti sono quotidiani e abitudinari: sveglia alle 6 per radunare in stalla le vacche per la prima mungitura, lavorazione del latte e conduzione degli animali al pascolo. A mezzogiorno, dopo la produzione del formaggio, è tempo del pranzo in baita e di due ore di riposo, al termine del quale si ritorna nuovamente dagli animali per una seconda mungitura. Nel frattempo, il casaro si occupa del lavoro in cantina.
L’alpe Vannino è molto frequentata durante i mesi estivi “poco distante da noi c’è la diga ENEL e il rifugio Margaroli, per cui i turisti si fermano ad acquistare il formaggio. Rispetto a Riale o al Devero, dove c’è un afflusso enorme, da noi arriva meno gente ma più consapevole e preparata ad affrontare la montagna. Dopo il 15 agosto è la volta delle traversate in quota degli svizzeri, i quali sono più sensibili dell’importanza della figura dell’allevatore di montagna”.
All’ alpe non è facile, non splende sempre il sole, a volte piove, grandina o nevica con conseguenze serie per gli animali e l’economia aziendale; anche se la recente guerra in Iran ha causato l’aumento del gasolio agricolo e il calo del prezzo del latte, il futuro dell’Alpen è sicuramente solido “mio figlio Daniele ha 42 anni ed è una colonna. Non è mai stato forzato a rimanere e a lavorare con me, lo fa per passione e da qualche anno ci sono anche le mie nipoti”.
Oltre alla stalla, considerata ormai “una routine quotidiana” a breve inizierà il taglio dei prati e la fienagione che spesso coincide anche con il periodo al Vannino. Accanto a tutto ciò, ci sono stati dei riconoscimenti che gratificano il duro lavoro e premiano la professionalità dell’allevatore “in occasione della 55° mostra nazionale di Razza Bruna italiana, tenutasi a Verona a inizio febbraio, abbiamo ricevuto grazie alla nostra Bailey Licata la menzione d’onore. L’azienda agricola di Marco Giannoni, con Idra, la riserva e quella degli Olzeri, con Mirina, la campionessa assoluta e miglior mammella vacche adulte. Inoltre, ci è stato consegnato anche il premio speciale della vacca dell’anno, che viene attribuito a un animale con sette parti e che ha raggiunto un preciso numero di chili di proteine prodotte”.
Portare una vacca in fiera significa tosarla, prepararla, toelettarla, e addestrarla a camminare, “perché si inizia già un mese prima. Quando entrano devono sfilare con la testa alta per risaltare il più possibile le loro caratteristiche fisiche”.
Roberto, tra il 2000 e il 2015, è stato anche presidente della latteria antigoriana e ha partecipato insieme all’associazione produttori Bettelmatt al “Festival dei formaggi piemontesi” di Savigliano, dove la giuria ONAF valuta le migliori produzioni casearie. “Nel 2024 abbiamo vinto la medaglia d’oro, mentre nel 2025 siamo arrivati secondi”.
Alpen è un connubio tra tradizione e innovazione. Un presidio del territorio antigoriano e ossolano che mette al centro l’esperienza e le nuove generazioni.