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Il Monte Rosa ti entra negli occhi e nel cuore

Ho sempre amato il mare, più per la sua vastità, che permette allo sguardo di vagare libero, che per le sue spiagge, quasi sempre troppo affollate. La montagna mi piaceva d’estate per i suoi colori brillanti, l’aria finissima, la maestosità delle sue cime, che sembrano immutabili ed eterne, e che mi hanno sempre fatta sentire piccola ed effimera, al loro cospetto.

Della montagna non amavo la fatica delle salite, il fiato corto e il sudore per arrivare in cima, anche se poi, una volta arrivata, me ne dimenticavo all’istante, perché quando negli occhi hai la bellezza non c’è posto per nient’altro. E di bellezza, in montagna, ce n’è talmente tanta che a volte mi domando se in Paradiso ci sia una vista così…
A Macugnaga ci sono venuta per la prima volta, con la mia famiglia, un giorno di agosto di qualche anno fa, per una gita al rifugio Zamboni, e ho capito immediatamente che qui ci sarei voluta tornare ancora e ancora.
Del resto, il Monte Rosa, che ti viene incontro a Pecetto in un abbraccio di rocce e boschi, entra prima negli occhi e poi nel cuore, per rimanerci.
Così è stato per me, con grande gioia di mio marito, che da anni cercava di convincermi che sarebbe stato bello, per noi e i ragazzi, trovare un luogo in cui trascorrere del tempo insieme, abbastanza vicino alla città, ma lontano anni luce dai suoi ritmi spesso disumani. In poco tempo, come si conviene a ogni “colpo di fulmine” che si rispetti, abbiamo esplorato le incantevoli frazioni di Macugnaga, alla ricerca di un luogo dove fermarci, e la scelta è caduta su Pestarena, il paese dei minatori e di coloro che, come i “Figli della miniera”, ne custodiscono il ricordo.
E di testimonianze di questo passato recente-la miniera è stata chiusa nel 1961, dopo un grave incidente che costò la vita a quattro minatori- è disseminato l’intero territorio di Pestarena, con la miniera, ancora perfettamente conservata, anche se chiusa al pubblico; il sentiero dei minatori, che scende fino alla Peschiera e ai resti degli edifici dove avveniva l’estrazione dell’oro; la polveriera, che attualmente ospita un meraviglioso presepe, opera di Angelo Scandroglio, pestarenese d’adozione come me, che riproduce l’ingresso della miniera e l’infermeria a essa prospiciente.
Di poche settimane fa è l’ultima, importante testimonianza che i “Figli della miniera” hanno recuperato all’interno di un cunicolo e pazientemente restaurato, ponendolo in bella vista, affinché chi giunge a Macugnaga se lo trovi sulla sinistra: un carrello usato per il trasporto delle rocce aurifere. È bello sbucare dalla galleria che ho ribattezzato “l’armadio di Narnia”, perché dopo che l’hai attraversata ti trovi catapultato in un paesaggio fiabesco, soprattutto d’inverno, quando ti accorgi che la neve all’ingresso non c’era e qui compare all’improvviso, e ritrovare la Madonnina, la piazzetta con il monumento del minatore e la “pesta”, funzionante, perché ogni volta è come fare ritorno a casa.

© foto Monte Rosa: Giuliana Colombo Canavesi

© foto Mulino Pesta: Ugo Medali

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