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Nella sua Bannio è mancato Dante Hor, classe 1926. Figura carismatica del paese e delle sue associazioni. Membro della Banda, dove suonava il clarino. Figura di spicco della Milizia Tradizionale, “Tambur Magiur”, comandante dei “Pifferi e Tamburi” per 60 anni (ruolo poi ceduto al nipote Simone) e imponente mazziere nel corso delle diverse sfilate. Ruolo ricoperto, per anni, anche nella Fanfara Alpina Ossolana.

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Capogruppo degli Alpini di Bannio e per oltre trent’anni attivo nel direttivo, attualmente Capogruppo Onorario. Priore della Confraternita del Santissimo Sacramento di Bannio Alcuni anni or sono, dopo aver incontrato Dante Hor, Marco Sonzogni scriveva su “Il Foglio d’Oro”:

Nel 1940 Dante Hor compiva quattordici anni. Il dieci giugno di quell’anno fu assunto presso la ditta Zaniroli di Domodossola per imparare l’arte idraulica. Tornava a casa periodicamente. Suo padre, operaio della Caltarossa, lo caricava sul telaio della bici pedalando fino a Bannio.

Nel 1943 dopo la “baraonda” dell’otto settembre “mi ritrovai senza lavoro e con la prospettiva di essere arruolato nella R.S.I.“ Il manifesto di chiamata alle armi bandito dal maresciallo Graziani prevedeva per i renitenti “la morte mediante fucilazione nel petto”. Per fortuna Dante riuscì ad avere l’esonero e fu assunto all’A.M.M.I. presso le miniere d’oro di Pestarena.

Nel 1945, nella notte fra il 21 e il 22 aprile, a pochi giorni dalla Liberazione, Dante Hor è a Varzo e partecipa attivamente nella "Volante Alpina" del comandante "Mirko" al salvataggio del tunnel ferroviario del Sempione. Con un’azione eroica e ben coordinata, riescono ad immobilizzare le guardie e sottrarre circa 1500 casse di esplosivo pronte da far brillare, salvando il collegamento ferroviario con la Svizzera. Cessate le ostilità, Dante Hor torna in paese dove convola a nozze con Primina Bionda e dalla loro unione nascono Enzo e Serafino.

I funerali si terranno a Bannio, mercoledì prossimo, alle ore 15.00, partendo dall’abitazione per la chiesa parrocchiale di San Bartolomeo.