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La Via Crucis di Anzino: intervista a presidente dell'Istituto Pubblico di Anzino e approfondimento di archivio del giornale n°3 del 2012.

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© foto la valle del rosa

La Via Crucis di Anzino un gioiello artistico da preservare e valorizzare

Inserita dal FAI fra i cento “Luoghi del Cuore” con 33.264 voti

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© foto la valle del rosa

La Via Crucis di Anzino è stata votata fra i cento luoghi del cuore più votati d’Italia. Mostra soddisfazione, Mattia Frisa presidente dell'Istituto Pubblico di Anzino: «È con grande soddisfazione e stupore che accogliamo i risultati scaturiti dall'ottavo censimento nazionale de "I luoghi del Cuore”, curato dal FAI. La raccolta firme da noi promossa ha portato alla conquista del 98° posto nella classifica generale. Con 3252 voti abbiamo portato la Via Crucis di Anzino tra i primi cento luoghi più votati. (tra i primi tre a livello provinciale). Per noi è un traguardo inimmaginabile, la nostra Via Crucis è tra i luoghi che hanno raccolto più voti: 33.264! Numeri per noi grandiosi. Un "piccolo miracolo" realizzato grazie al nostro impegno ma soprattutto alle 3252 persone che, con la loro firma, hanno permesso il raggiungimento di questo storico traguardo».


E adesso? Buon risultato ma tutto resterà fermo, senza sviluppo?

«Dovremo passare – prosegue Mattia Frisa – alla seconda fase del progetto di recupero. Nel prossimo mese di marzo potremo sottoporre, attraverso un apposito bando, al FAI la nostra candidatura unitamente ad una richiesta di intervento. Dovremo presentare un progetto concreto, attuabile in tempi certi e con un cofinanziamento che garantisca la partecipazione ed il sostegno reale del territorio. Inoltre, il FAI si farà portavoce presso le istituzioni preposte affinché mettano mano alla salvaguardia dei luoghi che "muovono" il cuore dei cittadini».

Un gioiello artistico salvato?

«Un gioiello artistico – continua il presidente dell’Istituto Pubblico di Anzino – a cui è stata data una maggiore notorietà. Il censimento del FAI ha dato visibilità nazionale a questo luogo così ricco di storia, arte e devozione. Oggi molte persone sanno che, in un minuscolo borgo alpino, a due passi dal Monte Rosa, esiste Anzino con la sua Via Crucis, gioiello artistico e storico, patrimonio italiano».


Ma dove avete raccolto così tanti voti?
«È stata – conclude Mattia Frisa – una grande sinergia che ha visto coinvolti diversi e variegati soggetti. Fra questi ricordiamo: in primis l’Istituto Pubblico, poi la popolazione del Comune, le scuole e le comunità valsesiane di Rimella e Fobello che, in virtù del secolare legame con Anzino, hanno generosamente condiviso il progetto. Il primo passo l’abbiamo compiuto, la Via Crucis di Anzino non cadrà nell’abbandono e nell’oblio e piano, piano tornerà all’antico splendore».

http://www.istitutopubblicoanzino.com/firma-per-via-crucis

 

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Da “Il Rosa”n° 3/2012

Edificata nel 700’ e affrescata, probabilmente, dal famoso Lorenzo Peracino

La Via Crucis di Anzino

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© foto la valle del rosa

Tradizioni

Antonio Lista (1942-2013)

Non sembri strano che torni a parlare di via Crucis per ben tre motivi: 

1) nel numero scorso di questo storico giornale mi sono soffermato sulla Via Crucis di Bannio ed è quindi giusto che per par condicio mi occupi di quella di Anzino. 


2) l’antropologo Mircea Eliade (1907-1988) ha individuato l’homo religiosus come una condizione umana assoluta che supera il tempo e qualsiasi credenza e fede e ha dimostrato come la religione nel senso più ampio del termine si muova su tutti i livelli storici.


3) può darsi che il lettore scopra qualche novità sul rito della Via Crucis che tendiamo a dare per scontato e che sia sempre stato così. Il percorso devozionale più presente e più diffuso in Ossola è quello della Via Crucis; questa pia devozione nasce esplicitamente come ripetizione dei passi di Gesù nella Passione. 


La pratica è molto antica e si pensa che già Maria abbia percorso le tappe della Passione a Gerusalemme. Il primo documento di un pellegrinaggio ad loca sancta è di un anonimo del 333 d.c. Itinerarium a Burdigala Hierusalem usque; viaggio certo intrapreso per percorrere le tappe della via Crucis.  La peregrinatio Aegeriae ci dice che nel IV secolo vi erano tre edifici sacri sul Golgota. Il rito della via Crucis fu sposato con forza dai Francescani già nel 14° secolo ma riuscì ad affermarsi in modo duraturo solo  quando i papi Innocenzo XI (1686) e Innocenzo XII(1692) cominciarono ad accordare benefici all’ordine francescano e specialmente quando il papa Benedetto XIII (breve inter plurima del 3 marzo 1726) concesse a tutti i fedeli praticanti la Via Crucis le stesse indulgenze garantite a chi visitasse i luoghi gerosolimitani; e con le indulgenze si potevano scansare le pene del purgatorio. Non c’era uniformità nel tipo e nel numero delle stazioni fino a quando il Papa Clemente XII nelle norme emanate nel breve exponi nobis del 16 gennaio e completato il 3 aprile 1731, oltre a confermare le indulgenze, fissava il numero delle stazioni a 14 secondo lo schema ancor oggi in vigore. Per capire il gran numero delle vie Crucis occorrerà ricordare ancora che Papa Benedetto XIV con un suo Breve cum tanta sit del 30 agosto del 1741 e completato il 10 maggio 1742  dava facoltà a tutti i parroci di erigere una via Crucis nella loro parrocchia e addirittura di costruirne una seconda laddove la prima esistente stesse in luogo ove la gente non potesse andare senza gravissimo incomodo; ed ecco spiegato come quasi tutti i paesi ossolani abbiano una via crucis specialmente a partire dal 700.

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E arriviamo alle cappelle della via Crucis di Anzino. Curioso il percorso di questa via Crucis che, partendo dai pressi del cimitero confinante con la parrocchiale di sant’Antonio, compie un percorso ad anello, prima in salita fino alla sesta cappella e poi ridiscende accanto al punto di partenza. Curioso perché tutte le Vie Crucis o sono allo stesso livello o tendono verso l’alto, verso la vetta, perché tutte le culture hanno trovato nel profilo verticale della montagna un'immagine della tensione verso il Divino comunque inteso. Dopo l’entrata composta da un arco trionfale, tipico di moltissime Vie Crucis, si diparte la teoria delle cappelle della Via Crucis. 
Edificata nel 700’ e affrescata probabilmente dal famoso Lorenzo Peracino che lavorò in diverse località ossolane, venne restaurata nel 1902 dal pittore Giuseppe De Giorgi. L’esame dei dipinti fa dire a molti che il frescante non fu il Peracino ma il valsesiano Antonio Orgiazzi. Sui muri delle tredici cappelle (la quattordicesima è costituita da un tempietto poligonale conclusivo del percorso dove vi è il sepolcro ma vuoto, si legge la consueta formula processionale: Adoramus te Christe et benedicimus tibi quai per sanctam crucem tuam redemisti mundum.  Se ci sono testimonianza che fino al secondo dopoguerra le vie Crucis erano molto frequentate, attualmente molte sono semi abbandonate ed alcune quasi scomparse. Durante il tempo pasquale le Vie Crucis, specialmente le più note dei sacri monti, sono ancora percorse. 


Ad Anzino il 13 giugno festività del patrono sant’Antonio da Padova c’è ancora la solenne Via Crucis con in testa la Croce seguita dai fedeli, dalle donne in costume, dal clero, dalle autorità con gli stemmi comunali, e dalla statua del santo patrono. Dopo il percorso in salita, alla sesta cappella c’è la pausa con la posa della statua e la benedizione anche perché si è sulla strada del ritorno dei pellegrini provenienti dalla Valsesia e poi si scende fino a tornare alla parrocchiale. 
Il percorrere le Vie Crucis può anche essere un modo per conservare i nostri beni artistici come recentemente e pubblicamente in varie occasioni ha invitato a fare il vescovo Franco Giulio Brambilla, beni artistici come patrimonio comune di credenti e non credenti comunque accomunati dalla religiosità alla Mircea Eliade.

Grande successo per l’edizione 2018 del Calendario edito da “IL ROSA”

Le splendide immagini del Monte Rosa sono state molto apprezzate ed hanno ottenuto ottimo riscontro fra i lettori ed i frequentatori di Macugnaga e della Valle Anzasca.
Mentre in redazione stiamo già pensando all'edizione 2019vi ricordiamo che ne restano pochissime copie a disposizione di coloro che vorranno tenere il pregevole calendario nella loro personale collezione. Spedizione postale con raccomandata contrassegno euro 20 inviando la richiesta via mail a: redazione@ilrosa.info 
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