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Guido Balbi - Classe 1884Quasi cento anni fa, nel 1919, Guido Balbi impiantò a Molini un’officina di forgiatura. Aveva venticinque anni.
Tempi cruciali per i destini del mondo. A Parigi furono aperti i negoziati che posero fine alla Grande Guerra, ma, contemporaneamente a Milano si costituirono i fasci di combattimento di Benito Mussolini.
La famiglia Balbi si insediò a Calasca nel 1862 proveniente da Genova.
L’origine di questo cognome si perde nella notte dei tempi. Alcuni studi araldici la attribuiscono al periodo fenicio, oltre tremila anni fa. Ben 893 famiglie Balbi vivono in Italia di cui 244 in Liguria.
Guido, con una spiccata dote imprenditoriale aprì l’officina che segnò la storia dell’utensileria anzaschina fino agli anni settanta.
L’impresa sviluppava la produzione nel settore degli strumenti da lavoro ma progettò anche un tipo di ringhiera che per il suo stile semplice ed elegante ebbe un notevole successo. I macchinari, tra cui un maglio, avevano le trasmissioni a cinghie di cuoio ed erano mossi dalle acque derivate dal rio Gaggio che, in alto, lambiscono giovani la tana di Cucitt.
Dalla rumorosa officina nascevano attrezzi quali picconi, zappe, scuri, accette e i preziosi “sapìt” che, muniti di lungo manico di frassino, si usavano per smuovere e disincagliare grossi tronchi.
L’intraprendente Guido riuscì a commerciare con la vicina Svizzera e per qualificare la produzione produsse un marchio che incise su ogni pezzo.

Dai visti del passaporto rilasciato dal Ministro degli Affari Esteri “in nome di sua Maestà Vittorio Emanuele III ” si evince che il 1929 è stato un anno d’intensi commerci con i vicini elvetici, ma non bisogna dimenticare che proprio in quel periodo operava in val Segnara l’impresa boschiva Negra di Biella con decine di “buràtt”.
Dopo la morte di Guido l’attività continuò con i figli Benvenuto e Umberto.
Quest’ultimo, “Bertobalbi” per gli anzaschini, era una persona singolare, (il suo matrimonio durò appena venti giorni) intraprendente e sveglia ma all’officina preferiva il divertimento. Già alle elementari marinava la scuola per vagabondare con i carrettieri. Quando però era in vena, sfornava degli utensili impagabili, sapeva temprare scalpelli e punte come nessun altro.
Ora se ne sono andati tutti, l’officina è fatiscente con il tetto aperto. La nipote Antonia che abita in Romagna a Savignano sul Rubicone vorrebbe donare i macchinari a qualcuno che sappia ridargli dignità. Potrebbero arredare una piazza pubblica, un angolo di paese, il cortile di un museo.
Rappresentano una piccola storia di una valle già depauperata. Possiamo almeno farla conoscere a tutti.

Testo : Marco Sonzogni

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Grande successo per l’edizione 2018 del Calendario edito da “IL ROSA”

Le splendide immagini del Monte Rosa sono state molto apprezzate ed hanno ottenuto ottimo riscontro fra i lettori ed i frequentatori di Macugnaga e della Valle Anzasca.
Mentre in redazione stiamo già pensando all'edizione 2019vi ricordiamo che ne restano pochissime copie a disposizione di coloro che vorranno tenere il pregevole calendario nella loro personale collezione. Spedizione postale con raccomandata contrassegno euro 20 inviando la richiesta via mail a: redazione@ilrosa.info 
Calendario Il Rosa 2018