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Grande successo per l’edizione 2018 del Calendario edito da “IL ROSA”

Le splendide immagini del Monte Rosa sono state molto apprezzate ed hanno ottenuto ottimo riscontro fra i lettori ed i frequentatori di Macugnaga e della Valle Anzasca.
Mentre in redazione stiamo già pensando all'edizione 2019vi ricordiamo che ne restano pochissime copie a disposizione di coloro che vorranno tenere il pregevole calendario nella loro personale collezione. Spedizione postale con raccomandata contrassegno euro 20 inviando la richiesta via mail a: redazione@ilrosa.info 
Calendario Il Rosa 2018

Giacomo al "lavoro"Vedere oggigiorno un campanaro in azione è avvenimento raro, ma non nel piccolo villaggio di Croppo, Comune di Ceppo Morelli.
Qui risiede Giacomo Sandretti, classe 1943 ed è lui che, in occasione dell’annuale festa patronale dedicata a Maria Bambina, suona le campane del Santuario.
L’abbiamo incontrato nella sua casa di Croppo.
Complimenti è uno spettacolo vederti suonare le campane, sei un vero artista.
«Grazie. Suono per mantenere una storica tradizione e lo faccio solo in occasione della festa del nostro piccolo paese, la prima domenica di settembre».
Ma come hai imparato?
«Seguendo fin da bambino l’allora sacrestano Giovanni Pinaglia (Giuan dla Veula) di Vanzone. Lo seguivo ogni volta tra le strette scale fino alla cima del campanile e guardavo ogni sua mossa nel sistemare catenelle, leveraggio e campane per poi battere con mosse decise e ritmate sulla "tastiera" fatta di semplici legni. Qui sono possibili poche sonate per campane poiché nel campanile ce ne sono soltanto tre. Io mi limito ad una sonata classica e ad una più elaborata».

Insegni a qualcuno l’arte campanara?
«Mi ritengo un artigiano e non un maestro, però sto insegnando il “suonar le campane” a mio figlio Alain che è già in grado di suonarle in maniera autonoma».
Cosa ti ricordi del tuo “insegnante”?
«Giuan dla Veula era un personaggio storico molto legato al Santuario del Croppo ma ricordato da molti (i meno giovani) come “gestore” dell’osteria, che prendeva vita una settimana all’anno, in occasione della festa patronale. Nasceva all’interno di una “baracca” di legno sita a lato dell’allora strada statale. Un’osteria dove si serviva tanto vino e la rituale “mascarpa con patati par buiura” (ricotta con patate bollite). L’allegria era garantita da canti d’osteria e dal suono di occasionali fisarmonicisti con ballo sull'erba del prato».
Immagini bucoliche di un’Anzasca d’antan.

Video e foto di Lakilavalledelrosa.it