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Addio ad Angelo Iacchini

Angelo IacchiniDomani, 4 novembre, saranno i “Figli della Miniera” a portare verso il Vecchio Tiglio, Angelo Iacchini.
Se n’è andato in punta di piedi, in silenzio. In uno di quei silenzi caratteristici della Val Quarazza, là dove lui era nato nel 1927. Residente in località Sceber, nella sua splendida casa-museo-laboratorio. Da tempo era malato e si è spento presso l’Hospice “San Rocco” di Verbania Intra.


Ricordare Angelo diventa difficile per la pienezza della sua vita.
Certamente tutti lo ricordano come depositario della memoria storico-pratica legata alle miniere d’oro del Monte Rosa. «Ho iniziato a Pestarena nello stabilimento minerario, avevo 14 anni ed ero nella squadra dei tubisti…».
Ma la vita a lui ha offerto un variegato spaccato lavorativo: «Abitavo a Quarazza e da lì ho accompagnato oltre confine gente di tutte le età: ebrei, prigionieri alleati, perseguitati politici, sempre come aiuto mai per tornaconto».

Ha lavorato presso l’AMMI (Azienda Minerali Metallici Italiani), l’ultima società che ha estratto l’oro dalle miniere di Pestarena, sempre come tubista e fabbro. Era anche stato nelle miniere d’Africa. Come pure ha prestato la sua opera nella seggiovia di Pecetto e nella funivia dei Piani Alti in qualità di meccanico.
A settant’anni è stato al campo base, (Plaza de Mulas 4350 m) dell’Aconcagua con la spedizione walser organizzata in ricordo dei cent’anni della prima salita: «Sono nipote di Nicola Lanti il secondo salitore dell’Aconcagua, lui era nato sotto ad un larice in Val Quarazza».
Memoria storica delle miniere d’oro, era stato nominato Presidente onorario dell’Associazione “Figli della Miniera” ed era lui che dava le “direttive tecniche” di dove cercare e trovare le storiche gallerie.
La sua mente lucida e fervida ha contribuito alla stesura di diverse pubblicazioni cartacee e video. Ricordiamo “L’oro del Monte Rosa”, il voluminoso testo redatto da Riccardo Cerri e Alessandro Zanni e il magnifico video, girato da Mirko Zanola, in cui si vede Angelo, coadiuvato da Sandro Zanni, intento nella lavorazione e fusione del prezioso metallo.
Angelo ha ricuperato molti attrezzi ed utensili legati alle miniere ripristinandone molti e rendendoli funzionanti come erano una volta. È stato maestro nell’insegnamento della lavorazione della pirite aurifera. Ha girato l’Italia presentando il suo caratteristico “mulinetto aurifero” spiegando pazientemente tutte le fasi della lavorazione, dall’estrazione del minerale, alla fusione, all’ottenimento “dul balin d’or”.
Dopo oltre cinquant’anni si era ritrovato con Mario Congia, sardo di Iglesias che aveva lavorato nelle miniere di Pestarena. Con la loro storia sono stati ospitati a Roma dalla RAI che ha raccontato le loro lontane vicissitudini e il successivo incontro. Grazie a quella amicizia si è poi arrivati al gemellaggio fra Iglesias e i Comuni dell’Oro del Monte Rosa.
Ideatore e cofondatore della Miniera della Guja, la miniera aurifera che aveva lì davanti a casa…
Con Vincenzo Nanni, l’uomo delle miniere, ha voluto entrare in una vecchia galleria per vedere e toccare con mano una antica pompa lignea, spiegandone poi l’esatto funzionamento. Aveva da poco compiuto ottant’anni. Lui, depositario di un importante spaccato della storia di Macugnaga ha chiesto a Vincenzo e ai “Figli della Miniera” di continuare a ricordare quel periodo di vita che ha visto succedersi nel tempo molte generazioni di lavoratori, segnando profondamente la vita sociale dell’intera Valle Anzasca, nel bene e nel male.
Angelo, con le scuole primarie di Macugnaga recentemente aveva seguito la vita della segale: dalla semina, al raccolto, dalla battitura alla macinazione commentando e illustrando i diversi passaggi. Per poi arrivare alla panificazione curata da Edoardo Morandi e Sergio Malan.
Angelo era un personaggio “pubblico”, conosciuto da tutti. Un uomo semplice e umile, dalla battuta pronta e dalla gentilezza innata. Un uomo walser. Un uomo di Quarazza. Un uomo d’oro.

Le foto di Angelo sono di Vincenzo Nanni.

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