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Gianni e Sandro

Gianni e SandroLa rete sentieristica italiana, lunga sessantamila km, è tra le più vaste d’Europa. Recentemente la Regione Piemonte ha finanziato importanti progetti per sostenerla e valorizzarla, ma queste iniziative non avrebbero valore se  migliaia di volontari, che ogni anno seguono il ripristino delle alte vie, smettessero le loro attività.


"I sentieri devono essere aperti, ripristinati e accatastati ma è indispensabile mantenerli nel tempo, non dimenticarli perché altrimenti la vegetazione o le valanghe, anno dopo anno, tornerebbero a cancellarli”.
Così esordisce Gianni Fantonetti sollecitato dalle mie domande.
"I sentieri sono pubblici e il lavoro dei volontari va a beneficio di tutti: escursionisti, alpigiani, fungiatt, cacciatori e boscaioli, ma a  volte, ci tocca sostituire cartelli e segnavia danneggiati da vandalismi.
Altra nota dolente è  il ricambio generazionale, sono pochi i giovani che si avvicinano alla montagna oggigiorno."
Qual è , nello specifico, il tuo lavoro di volontario?

"Ho aperto alcuni sentieri nelle valli Baranca e Olocchia realizzando a mano i segnavia. Utilizzo materiali resistenti che dipingo e su cui trascrivo con un pennellino il nome dell’itinerario".
Questa è l’attività…d’ufficio, ma sul campo le cose cambiano.
"Certo poi c’è la parte più faticosa, pulizia, sistemazione , sgombero di detriti, posa dei cartelli. Un aiuto indispensabile l’ho avuto da Alessandro e Tiziano Bonetti di Calasca. Alessandro un giorno, attraversando un vallone, è schizzato via come un sasso. Pensavo fosse morto dopo un volo di cinquanta metri.
Il giorno dopo l’ho ritrovato, pesto ma intero, all’ospedale di Domodossola"
Cosa vi spinge a dedicarvi così intensamente alla cura di queste montagne , qual è la ragione che vi rende così assidui e determinati?
Non c’è dubbio che la passione è il volano di questa attività volontaristica, e poi il radicamento a questa terra che ha condizionato le nostre vite di montanari. Mio padre Romeo è morto di silicosi nel 1947 a 29 anni. Io avevo appena sette mesi.
Anche Vincenzo il padre di Sandro è morto nel 1973 per la stessa malattia contratta nelle miniere dei Cani.
Percorrere questi sentieri è un avvicinamento ideale alle persone che ci hanno preceduto nonché un adempimento al regolamento del CAI che stabilisce di “ mantenere in efficienza strutture ricettive e sentieri.
Sulla tessera di ogni socio CAI è stampata una citazione di Guido Rey: la montagna è fatta per tutti, non solo per gli alpinisti: per coloro che desiderano il riposo nella quiete come per coloro che cercano nella fatica un riposo ancora più forte.

Testo e foto
Marco Sonzogni

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